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L'EUCARISTIA:FONTE E CULMINE DELLA
VITA E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA
SINODO DEI VESCOVI
XI ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA
INSTRUMENTUM LABORIS
Città del Vaticano
2005
Parte I:
EUCARISTIA
E MONDO ATTUALE
Capitolo I: FAME DEL PANE DI DIO
Pane per l'uomo nel mondo
Alcuni dati statistici essenziali
Eucaristia in differenti contesti della Chiesa
Eucaristia e senso cristiano della vita
FEDE DELLA CHIESA NEL MISTERO DELL'EUCARISTIA
Capitolo I: EUCARISTIA, DONO DI DIO AL SUO POPOLO
Eucaristia, mistero della fede
Eucaristia, nuova ed eterna alleanza
Fede e celebrazione dell'Eucaristia
Fede personale ed ecclesiale
Percezione del mistero eucaristico tra i fedeli
Senso del sacro nell'Eucaristia
PREFAZIONE
La Chiesa
vive dell'Eucaristia fin dalle sue origini. In essa trova la ragione della sua
esistenza, la fonte inesauribile della sua santità, la forza dell'unità e il
vincolo della comunione, l'impulso della sua vitalità evangelica, il principio
della sua azione di evangelizzazione, la sorgente della carità e lo slancio
della promozione umana, l'anticipo della sua gloria nel banchetto eterno delle
Nozze dell'Agnello (cf. Ap 19, 7-9).
Tra le
presenze di diverso grado del Signore risorto nella sua Chiesa, un posto del
tutto particolare occupa il sacramento dell'Eucaristia, nel quale, per la grazia
dello Spirito Santo e le parole della consacrazione, il pane e il vino diventano
il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo a gloria e lode di Dio Padre. Tale
inestimabile dono e grande mistero ebbe compimento nell'Ultima cena e, per
l'esplicito comandamento del Signore Gesù: "Fate questo in memoria di me" (Lc
22,19), è stato tramandato a noi per mezzo degli apostoli e dei loro successori.
Al riguardo, san Paolo nel racconto del pane e del calice della nuova Alleanza,
scrisse: "Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho
trasmesso" (1 Cor 11, 23). Si tratta di sacra Tradizione fedelmente
pervenuta di generazione in generazione fino ai nostri giorni.
Il deposito
della fede eucaristica, nonostante varie controversie dottrinali e disciplinari,
è pervenuto a noi, per la grazia della divina Provvidenza, nella sua purezza
originale, in virtù soprattutto, della dottrina dei due Concili ecumenici di
Trento (1545-1563) e Vaticano II (1962-1965). Ad una migliore comprensione del
mistero eucaristico notevole contributo hanno dato vari Sommi Pontefici, tra cui
è doveroso ricordare Paolo VI e Giovanni Paolo II, di v. m., entrambi impegnati
nell'applicazione, a livello di Chiesa universale, delle deliberazioni del
Concilio Vaticano II. Durante il Pontificato di Giovanni Paolo II la Chiesa
Cattolica si è arricchita di grandi documenti sul sacramento dell'Eucaristia.
Basti ricordare il
Catechismo della Chiesa Cattolica,
l'enciclica
Ecclesia de Eucharistia, la
Lettera Apostolica
Mane nobiscum Domine. In tale
prospettiva di attuazione del Concilio Vaticano II e in fedele continuità con la
bimillenaria tradizione della Chiesa auspica mantenere il suo Pontificato anche
l'attuale Santo Padre, Benedetto XVI, che ha annunciato già nella sua
prima allocuzione, indirizzata per
mezzo del Collegio dei Cardinali all'intera Chiesa, che l'Eucaristia costituisce
il centro permanente e la fonte del servizio petrino affidatogli.
I documenti
menzionati contengono una densa riflessione sul sacramento dell'Eucaristia con
significative implicazioni spirituali e pastorali. Verificare all'alba del Terzo
millennio del cristianesimo in che modo tale ricco patrimonio della fede venga
applicato nella realtà della Chiesa Cattolica, sparsa nei cinque continenti,
rimane una questione di sensibilità pastorale, di responsabilità episcopale e di
visione profetica.
Pertanto, non
è stata motivo di sorpresa la proposta fatta dalle Conferenze Episcopali di
tutto il mondo e da altri organismi ecclesiali consultati dalla Segreteria
Generale del Sinodo dei Vescovi, con il consenso del Consiglio Ordinario, di
sottoporre all'approvazione del Santo Padre il tema dell'Eucaristia per l'XI
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Considerando l'importanza
dell'argomento, Sua Santità ha ben volentieri accolto tale suggerimento,
deliberando il tema: L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della
missione della Chiesa e il tempo dell'assemblea, dal 2 al 23 ottobre 2005.
Nella scelta del tema a nessuno sfugge il richiamo esplicito all'insegnamento
del Concilio Vaticano II sull'Eucaristia, soprattutto della Costituzione
dogmatica
Lumen Gentium (n. 11), ripreso
anche da
Ecclesia de Eucharistia (nn. 1 e
13). Non si tratta di un richiamo casuale, bensì programmatico in vista di una
ripresa dell'entusiasmo del Concilio Ecumenico Vaticano II per verificare
l'applicazione dell'insegnamento sul sacramento dell'Eucaristia alla luce del
posteriore Magistero della Chiesa.
Aiutata dai
Membri del Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha
incominciato la preparazione all'XI Assemblea Generale Ordinaria, con la
composizione dei
Lineamenta. Tale documento è stato
pubblicato all'inizio dell'anno 2004 con l'intenzione di suscitare una vasta
riflessione ecclesiale sul mistero dell'Eucaristia, celebrato e adorato nelle
diocesi e nelle comunità della Chiesa Cattolica e annunciato al mondo intero.
Infatti, il documento è stato inviato alle Conferenze Episcopali, alle Chiese
Orientali Cattoliche sui iuris, ai Dicasteri della Curia Romana e
all'Unione dei Superiori Generali, con l'espressa richiesta di rispondere, dopo
riflessioni e preghiere, a un Questionario su diversi argomenti pastorali
riguardanti l'Eucaristia. Inoltre, il medesimo documento è stato largamente
diffuso nella Chiesa e nel mondo attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Il
Popolo di Dio, guidato dai Pastori, ha risposto bene a tale consultazione,
fornendo validi contributi sull'argomento, in vista della preparazione
dell'assemblea sinodale. In vari Paesi sono state favorite discussioni a livello
di diocesi, parrocchie ed altre comunità ecclesiali. Si è trattato, pertanto, di
una indagine sulla fede e sulla prassi eucaristica a livello della Chiesa
universale.
Le reazioni
sono arrivate alla Segreteria Generale sotto forma di "risposte", da parte degli
organismi sopra indicati con spiccata dimensione collegiale, e di "osservazioni"
da parte di coloro che spontaneamente hanno voluto dare il loro contributo al
processo sinodale. I frutti sono stati raccolti nel presente Instrumentum
laboris che è una sintesi fedele dei contributi pervenuti. Riflettendo il
tenore delle risposte, nel documento non si è voluta ripresentare una sintesi
teologica sistematica e completa sul sacramento dell'Eucaristia, che del resto
già esiste nella Chiesa, quanto, piuttosto, ricordare alcune verità dottrinali
che hanno notevole influsso sulla celebrazione del sublime mistero della nostra
fede, mettendone in risalto la grande ricchezza pastorale. Pertanto, il
documento si è concentrato principalmente sugli aspetti positivi della
celebrazione eucaristica, che raduna i fedeli e fa di loro una comunità,
nonostante le differenze di razza, lingua, nazione, cultura. Nel documento sono,
poi, menzionate anche alcune omissioni o negligenze nella celebrazione
dell'Eucaristia che, grazie a Dio, sono assai marginali. Esse, però, permettono
di prendere maggiore coscienza del rispetto e della pietà con cui i membri del
clero e tutti i fedeli dovrebbero avvicinarsi all'Eucaristia per celebrarne il
sacro mistero. Non manca, infine, una parte propositiva, proveniente da numerose
risposte, frutto di approfondite riflessioni pastorali delle Chiese particolari
e di altri organismi consultati.
Ovviamente,
la celebrazione del sacramento dell'Eucaristia si manifesta nei singoli Paesi e
continenti con notevole varietà, che diventa evidente se si considerano le varie
Tradizioni spirituali o riti della Chiesa Cattolica. La diversità, lungi
dall'indebolire la sua unità, rivela la ricchezza della Chiesa nella comunione
cattolica caratterizzata dallo scambio dei doni e delle esperienze. I cattolici
di Tradizione latina percepiscono tale ricchezza nella insigne spiritualità
delle Chiese Orientali Cattoliche, come risulta sia dai
Lineamenta che dall'Instrumentum
laboris. Da parte loro, i cristiani delle Tradizioni orientali riscoprono il
notevole patrimonio teologico e spirituale della Tradizione latina. Questo
atteggiamento ha pure una finalità ecumenica. Infatti se la Chiesa Cattolica
respira a due polmoni, e ne ringrazia la Divina Provvidenza, attende anche il
giorno beato, quando tale ricchezza spirituale potrà essere ampliata e ravvivata
da una completa e visibile unità con quelle Chiese Orientali che, pur in assenza
di una piena comunione, in buona parte professano la stessa fede nel mistero di
Gesù Cristo Eucaristia.
L'Instrumentum
laboris è destinato ai Padri sinodali come documento di lavoro e di
ulteriore riflessione sull'Eucaristia che, come cuore della Chiesa, la spinge
nella comunione ad un rinnovato slancio missionario. Non c'è dubbio che la
riflessione sarà fruttuosa perché lo spirito di collegialità, proprio delle
riunioni sinodali, favorirà il consenso sulle proposte destinate al Santo Padre.
Inoltre, si potranno raccogliere abbondanti frutti dalla riforma liturgica,
dalle ricerche esegetiche e dall'approfondimento teologico che hanno
caratterizzato il periodo successivo al Concilio Vaticano II.
Dalle
risposte sintetizzate nell'Instrumentum laboris si percepisce l'auspicio
del Popolo di Dio che i lavori dei Padri sinodali, radunati intorno al Vescovo
di Roma, Capo del Collegio episcopale e Presidente del Sinodo, insieme ad altri
rappresentanti della comunità della Chiesa, contribuiscano a riscoprire la
bellezza dell'Eucaristia, sacrificio, memoriale e convito di Gesù Cristo,
Salvatore e Redentore del mondo. I fedeli attendono orientamenti appropriati
perché sia celebrato più degnamente il Sacramento dell'Eucaristia, pane disceso
dal cielo (cf. Gv 6, 58) e offerto da Dio Padre nel suo Figlio Unigenito,
sia adorato con più devozione il Signore sotto le specie del pane e del vino,
siano rafforzati i vincoli di unità e di comunione tra coloro che si nutrono del
Corpo e del Sangue del Signore. Tale attesa non sorprende, in quanto i cristiani
che partecipano alla mensa del Signore, illuminati dalla grazia dello Spirito
Santo, sono parte viva della Chiesa, Corpo mistico di Gesù Cristo, suoi
testimoni nell'ambiente di vita e di lavoro, attenti ai bisogni spirituali e
materiali dell'uomo contemporaneo, attivi nella costruzione di un mondo più
giusto, in cui a nessuno manchi più il pane nostro quotidiano.
I Padri
sinodali svolgeranno i loro compiti sinodali seguendo l'esempio della Beata
Vergine Maria, Donna eucaristica, nella disponibilità a compiere la volontà di
Dio Padre e con attitudine di apertura alle ispirazioni dello Spirito Santo. In
tale importante lavoro saranno sostenuti dai vincoli della comunione con il
clero e i fedeli che in quest'Anno
dell'Eucaristia, con rinnovato zelo, non cessano di pregare, di
celebrare, di adorare, di testimoniare con la vita cristiana e con la carità
fraterna la fecondità del mistero eucaristico, annunciando con ravvivato vigore
apostolico ai vicini ed ai lontani la bellezza del grande mistero della fede
racchiuso nel sacramento dell'Eucaristia, fonte e culmine della vita e della
missione della Chiesa per il Terzo millennio del cristianesimo.
Nikola Eterović
Arcivescovo tit. di Sisak
Segretario Generale
INTRODUZIONE
Assemblea
sinodale nell'Anno dell'Eucaristia
1. La
prossima XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terrà
dal 2 al 23 ottobre 2005 sul tema L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e
della missione della Chiesa, è preceduta da una fase preparatoria che
coinvolge tutta la Chiesa Cattolica sparsa nel mondo, grazie anche al magistero
di Giovanni Paolo II, che ha promulgato l'Enciclica
Ecclesia de Eucharistia e la
Lettera apostolica
Mane nobiscum Domine, e dei
vescovi e teologi al 481 Congresso Eucaristico Internazionale di Guadalajara,
Messico.[1]
Attinenti in certo modo al tema sinodale vanno considerati anche l'Istruzione
Redemptionis sacramentum e il
sussidio
Anno dell'Eucaristia. Suggerimenti e proposte
della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, diffuso
quest'ultimo in occasione dell'apertura dell'Anno dell'Eucaristia che, iniziato
il 17 ottobre 2004, si concluderà proprio col Sinodo.
Ad orientare
la preparazione specifica sono stati approntati i
Lineamenta, non per offrire un
trattato completo sull'Eucaristia, né per riproporre semplicemente gli
insegnamenti dottrinali contenuti nei suddetti documenti, ma per delineare le
questioni emergenti nel quadro dei punti essenziali della dottrina eucaristica
della Chiesa alla luce della Sacra Scrittura e della Tradizione.
Ai
Lineamenta e al relativo
Questionario sono pervenute risposte dalle Conferenze Episcopali, dalle Chiese
Orientali Cattoliche sui iuris, dalla Curia Romana e dall'Unione dei
Superiori Generali, e osservazioni da Vescovi, sacerdoti, religiosi, teologi e
fedeli laici, che poi sono raccolte nell'Instrumentum laboris. Questo
documento di lavoro della futura assemblea serve ad informare sulla
realtà della fede, del culto e della vita eucaristica delle Chiese particolari
sparse nel mondo e a confrontarla con quella della Chiesa universale.
Instrumentum laboris e suo uso
2. Per
favorire la riflessione e la discussione preparatoria, nonché gli interventi e
il dibattito in aula, l'Instrumentum laboris enuncia il dato dottrinale e
quello pastorale. In questi due campi infatti sono impegnati continuamente i
Vescovi nell'esercizio del loro triplice ufficio episcopale di insegnare,
santificare e governare il popolo di Dio. Infatti, la prassi della Chiesa nel
mondo deve confrontarsi continuamente con la dottrina perenne alimentata dalla
Sacra Scrittura e dalla Tradizione.
Applicando il
metodo al tema del Sinodo, è necessario verificare se la legge della
preghiera corrisponda alla legge della fede, ovvero domandare che
cosa creda e come viva il popolo di Dio perché l'Eucaristia possa essere
sempre più la fonte e il culmine della vita e della missione della Chiesa e di
ciascun fedele mediante la liturgia, la spiritualità, la catechesi negli ambiti
culturali, sociali e politici.
Dalle
risposte ai
Lineamenta emerge il bisogno di
comprendere l'Eucaristia alla luce della sua duplice qualità di fons et
culmen nella Chiesa. Il Sacrificio sacramentale è fonte in quanto,
per virtù delle parole del Signore e l'opera dello Spirito Santo, contiene
l'efficacia della passione di Gesù Cristo e la potenza della sua
risurrezione. L'Eucaristia è poi culmine della vita della Chiesa in
quanto porta alla comunione col Signore per la santificazione e la
divinizzazione dell'uomo, membro di una comunità radunata intorno alla mensa del
Signore. Da questa verità, fons et culmen, nasce l'impegno per la
trasformazione delle realtà temporali. Questo è il tema generale del Sinodo. Si
può dire che nell'Eucaristia sia racchiuso il senso del sacrificio
di Gesù: Dio totalmente e gratuitamente si dona e l'uomo si abbandona
completamente al Padre che lo ama. Si tratta di una duplice espressione d'amore,
che corrisponde, in qualche modo, all'Eucaristia come sacrificio e come
banchetto.
E' stato
generalmente apprezzato dalle risposte il fatto che i
Lineamenta abbiano proposto non
solo lo sguardo all'Eucaristia della liturgia di tradizione latina ma anche
quello delle liturgie delle tradizioni orientali: l'osmosi è ritenuta
arricchente e benefica anche al fine di esaltare le luci e diradare le ombre che
si registrano in non pochi luoghi. Il testo dell'Instrumentum Laboris
tenta di fare altrettanto nel comprendere l'intera tradizione della Chiesa, non
solo dalla prospettiva del rito latino, sebbene non si possa nascondere che
alcuni fenomeni siano propri di quest'ultimo.
Ora il
presente Instrumentum laboris viene sottoposto alla riflessione dei
Pastori delle Chiese particolari perché con il popolo di Dio si preparino al
Sinodo, nel quale i Padri offriranno al Vescovo di Roma proposte utili al
rinnovamento eucaristico della vita ecclesiale.
PARTE I
EUCARISTIA E MONDO ATTUALE
Capitolo I
FAME DEL PANE DI DIO
"Il pane di Dio è colui che discende dal cielo
e dà la vita al mondo.
Allora gli dissero: Signore dacci sempre questo pane" (Gv 6,33-34)
Pane per
l'uomo nel mondo
3. Alla
domanda di offrire un segno per poter credere, Gesù Cristo propose alla folla se
stesso come il pane vero che sazia l'uomo (cf. Gv 6,35), il Pane che
discende dal cielo per dare la vita al mondo. Anche il mondo attuale ha bisogno
di tale pane per avere la vita. Nella conversazione con Gesù che presentava se
stesso come il Pane per la vita del mondo, la folla spontaneamente lo pregò:
"Signore dacci sempre questo pane". Si tratta di una supplica significativa,
espressione del desiderio profondo insito nel cuore non solo dei fedeli bensì di
ogni uomo che anela alla felicità simbolizzata dal pane della vita eterna. Anche
il mondo in quest'anno del Signore 2005, nonostante le difficoltà e
contraddizioni di varia indole, aspira alla felicità e desidera il pane della
vita, dell'anima e del corpo. Per dare una risposta a questo anelito umano il
Papa ha fatto un accorato appello a tutta la Chiesa perché l'Anno
dell'Eucaristia sia anche occasione di un impegno serio e profondo a
lottare contro il dramma della fame, il flagello delle malattie, la solitudine
degli anziani, i disagi dei disoccupati e le traversie dei migranti. I frutti di
tale impegno saranno la prova dell'autenticità delle celebrazioni eucaristiche.[2]
E non solo
l'uomo ma anche l'intera creazione attende i nuovi cieli e la nuova terra ( cf.
2 Pt 3,13) e la ricapitolazione di tutte le cose, anche quelle della
terra, in Cristo (cf. Ef 1,10). Perciò, l'Eucaristia, essendo il culmine
al quale tende tutto il creato, è la risposta alla preoccupazione del mondo
contemporaneo anche per l'equilibrio ecologico. Infatti, il pane e il vino,
materia che Gesù Cristo ha scelto per ogni Santa Messa, collegano la
celebrazione eucaristica con la realtà del mondo creato e affidato al dominio
dell'uomo (cf. Gn 1,28), nel rispetto delle leggi che il Creatore ha
posto nelle opere delle sue mani. Il pane che diventa Corpo di Cristo, sia
prodotto da una terra fertile, pura e non contaminata. Il vino, che si trasforma
nel Sangue del Signore Gesù, sia segno di un lavoro di trasformazione del creato
secondo i bisogni degli uomini preoccupati pure di salvaguardare le risorse
necessarie per le generazioni future. L'acqua, che unita al vino simboleggia
l'unione della natura umana a quella divina nel Signore Gesù, conservi le sue
salutari qualità per gli uomini assetati di Dio "sorgente di acqua che zampilla
per la vita eterna" (Gv 4,14).
Alcuni
dati statistici essenziali
4. Il tema
del sinodo L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa, dunque, esige anche uno sguardo su alcuni dati significativi del
mondo, in cui la Chiesa vive e opera. Nell'impossibilità di fornire un quadro
completo ed esauriente si fanno dei rilievi e considerazioni d'indole generale.
Alcuni dati
rendono palese il rapporto statistico tra la popolazione in genere e i fedeli
che professano la fede cattolica. In questo senso è da notare che il numero dei
cattolici nel 2003 era pari a 1.086.000.000, con un aumento di 15.000.000 di
persone rispetto all'anno precedente, così ripartito per continenti: Africa +
4,5 %; America + 1,2 %; Asia + 2,2 %; Oceania + 1,3 %. Una situazione di pratica
stabilità si registra in Europa . La lettura dei dati sulla distribuzione dei
cattolici nelle varie aree geografiche evidenzia che l'America raccoglie il 49,8
% dei cattolici del mondo intero, mentre l'Europa ne ha il 25,8 %, l'Africa il
13,2 %, l'Asia il 10,4 % e l'Oceania lo 0,8 %.[3]
Quanto poi al numero degli abitanti, la percentuale dei fedeli cattolici nei
singoli continenti è la seguente: il 62,46 % in America, il 39,59 % in Europa,
26,39 % in Oceania, il 16,89 % in Africa, il 2,93 % in Asia.[4]
Dal punto di
vista della distribuzione geografica della Chiesa è da notare che nel 2003 le
circoscrizioni ecclesiastiche erano 2.893, 10 in più rispetto al 2002, con
aumento in tutti i continenti.[5]
È cresciuto di un 27,68 % il numero dei Vescovi in tutto il mondo, passando da
3.714 nel 1978 a 4.742 nel 2003, mentre il numero complessivo dei sacerdoti nel
2003 (405.450: 268.041 diocesani e 137.409 religiosi) rispetto a quello del 1978
(420.971: 262.485 diocesani e 158.486 religiosi) ha subito una flessione del
3,69 %, dovuta ad una diminuzione del 13,30 % dei sacerdoti religiosi e ad una
crescita del 2,12 % dei sacerdoti diocesani. Inoltre, è in diminuzione del 27,94
% il numero di religiosi professi non sacerdoti (da 75.802 nel 1978 a 54.620 nel
2003). Si verifica anche una flessione del 21,65 % nel numero delle religiose
professe (da 990.768 nel 1978 a 776.269 nel 2003).[6]
Poiché la
celebrazione del sacramento dell'Eucaristia è essenzialmente legata al
sacramento dell'Ordine, va tenuto conto, per il periodo 1978-2003, anche
dell'aumento dei cattolici per sacerdote. Esso, infatti, è passato da 1.797
cattolici per sacerdote all'inizio del periodo a 2.677 alla fine. Tale
proporzione appare non poco diversa da continente a continente. Ad esempio, a
fronte dei circa 1.386 cattolici per sacerdote in Europa, in Africa se ne
contano circa 4.723, in America 4.453, in Asia 2.407 ed in Oceania 1.746.[7]
Inoltre va rilevato che in questo stesso periodo i diaconi permanenti
costituiscono il gruppo in più forte crescita: complessivamente in tutti i
continenti si sono più che quintuplicati, con un incremento relativo del 466,7
%. Non è privo d'interesse rammentare che questa figura religiosa è molto
diffusa in America (specialmente nel Nord del continente) con il 65,7 % di tutti
i diaconi nel mondo, ed anche in Europa con il 32%. È anche importante il ruolo
svolto nell'evangelizzazione in tutto il mondo dai missionari laici (172.331) e
dai catechisti (2.847.673).[8]
5. Il Sinodo
si colloca in un periodo caratterizzato da forti contrasti nella famiglia umana.
La globalizzazione permette la percezione dell'unità del genere umano, grazie
pure ai mass-media che informano sulla realtà in ogni angolo terrestre. Si
tratta di un importante aspetto del progresso tecnico, sviluppatosi in modo
eccezionale negli ultimi decenni. Purtroppo, la globalizzazione e il progresso
tecnico non hanno favorito la pace e una maggiore giustizia tra le nazioni
ricche e quelle povere del 31 e 41 mondo. Tutto fa pensare che, purtroppo,
mentre i padri sinodali saranno riuniti, in varie parti del mondo continueranno
atti di violenza, terrorismo e guerre. Al contempo, molti fratelli e sorelle
saranno vittime di varie malattie, come per esempio l'Aids, che producono
desolazione in vasti strati della popolazione, soprattutto nei paesi poveri.
Permarrà,
purtroppo, lo scandalo della fame, fenomeno che si è aggravato negli ultimi
anni, dato che oltre un miliardo di uomini vive nella miseria. In questo senso,
vanno notati alcuni fenomeni riguardanti la realtà sociale, in particolare la
fame, che non possono essere trascurati quando si pensa al rapporto della Chiesa
con il mondo in termini di evangelizzazione. Infatti, la Chiesa ha da sempre
accompagnato l'annuncio del Vangelo e la trasmissione della salvezza attraverso
i sacramenti con le opere della promozione umana, in tanti campi della vita
sociale, quali la sanità, l'assistenza umanitaria e l'educazione. Perciò, non va
dimenticato, tra l'altro, che nel periodo 1999-2001, ci sono stati 842 milioni
di persone sottoalimentate in tutto il mondo e 798 milioni di esse nei paesi in
via di sviluppo, specialmente nell'Africa Sub-Sahariana, in Asia e nel Pacifico.[9]
Questa drammatica realtà non può essere assente dalla riflessione dei padri
sinodali i quali, con ogni cristiano, varie volte al giorno pregano il Signore:
"dacci oggi il nostro pane quotidiano".
Eucaristia
in differenti contesti della Chiesa
6. Dalle
risposte ai
Lineamenta si rileva che la
frequenza alla Santa Messa nella domenica è piuttosto alta in diverse Chiese
particolari di nazioni africane e in alcune asiatiche. Si registra invece il
fenomeno contrario nella maggior parte dei paesi europei ed americani e in
alcuni dell'Oceania, giungendo a punte negative del 5% . I fedeli che trascurano
il precetto domenicale, nella maggior parte dei casi, non danno particolare
importanza alla partecipazione alla Messa. In fondo essi non sanno cosa sia
veramente il Sacrificio e il banchetto eucaristico che unisce i fedeli intorno
all'altare del Signore.
La Messa
prefestiva permette a molti di soddisfare il precetto, anche se in certi casi se
ne approfitta per svolgere attività lavorative durante la domenica. In molti
luoghi la Messa nei giorni feriali è frequentata da poche persone, che
partecipano ad essa, alcune in modo abituale, altre occasionalmente, altre
ancora per il loro impegno nella vita ecclesiale.
Dovrebbe
essere incoraggiata una più continua e intensa attività catechetica a riguardo
dell'importanza e dell'obbligo di partecipare alla Santa Messa nella domenica e
nei giorni di precetto. Talvolta si svaluta l'importanza del precetto sostenendo
che è sufficiente osservarlo quando lo stato d'animo lo suggerisce.
7. Tra le
Chiese particolari si possono rilevare alcuni principali fenomeni. Si assiste ad
un declino della pratica della fede, della partecipazione alla Messa,
prevalentemente tra i giovani. Ciò deve far riflettere su quanto tempo si
dedichi da parte di pastori e catechisti all'educazione dei ragazzi e bambini
alla fede e quanto invece ad altre attività, come quelle sociali.
Si percepisce
un affievolimento del senso del mistero nelle società secolarizzate da
attribuirsi anche ad interpretazioni e atti difformi dal senso della riforma
liturgica del Concilio, che porta a riti banali e poveri di senso spirituale. In
altre parti le comunità cristiane hanno conservato un profondo senso del
mistero, così che la liturgia mantiene in esse un grande significato.
Si manifesta
la soddisfazione per una liturgia inculturata che permette di raggiungere meglio
la partecipazione attiva alla liturgia. Conseguentemente è cresciuta la
partecipazione alla Messa. Molti giovani e adulti partecipano alla vita e alla
missione della Chiesa. Se a causa della scarsezza di clero si celebra la Messa
nelle aree rurali solo qualche volta al mese o addirittura all'anno, è
inevitabile che il servizio domenicale sia affidato a laici.
8. Si deve
chiarire che l'acceso al mistero dipende da una celebrazione della liturgia
fatta con dignità, dalla preparazione accurata, ma soprattutto dalla fede
nel mistero stesso. In merito è di grande aiuto l'enciclica
Redemptoris missio che ha messo in
evidenza i due aspetti della mancanza di fede che sta incidendo negativamente
sullo slancio missionario: la secolarizzazione della salvezza e il relativismo
religioso. La prima porta a battersi sì per l'uomo, ma per un uomo ridotto alla
sola dimensione orizzontale.[10]
C'è chi sembra vincolare la vocazione di ministro dei misteri di Dio a quella di
organizzatore della giustizia sociale. Il secondo porta ad abolire la verità del
cristianesimo, poiché si ritiene che una religione vale l'altra.[11]
Lungi dal lasciarsi andare a rimpianti, Giovanni Paolo II nella Lettera
Apostolica
Novo Millennio ineunte ha esortato
a rafforzare l'attività missionaria della Chiesa.[12]
Il tema del
Sinodo si può svolgere correttamente tenendo conto di tale contesto, senza
dimenticare che per gli Apostoli e per i Padri, si pensi solo a Giustino,[13]
l'Eucaristia è l'azione più santa della Chiesa, la quale crede fermamente che in
Essa è davvero presente il Signore Gesù Risorto. Questa presenza è l'esito
fondamentale del sacramento.
Proprio
questo avvenimento che scaturisce dalla trasformazione delle specie del pane e
del vino fa avvicinare la Chiesa sempre con timore e tremore, e al contempo con
fiducia, al mistero che costituisce l'essenza della liturgia. Oggi occorre
riaffermare il rispetto verso il mistero della Eucaristia e la consapevolezza
della sua intangibilità. Per questo è necessario osservare un programma
articolato di formazione. Ma molto dipenderà dall'esistenza di luoghi esemplari,
in cui l'Eucaristia sia creduta veramente, sia celebrata correttamente, in cui
si possa vivere di persona ciò che questa è: l'unica vera risposta alla ricerca
di senso della vita che contraddistingue l'uomo di tutte le latitudini.
Eucaristia
e senso cristiano della vita
9. L'uomo si
pone la domanda sul senso della vita: che ne è della mia vita? Cos'è la
libertà? Perché esistono la sofferenza e la morte? Esiste qualcosa oltre la
morte? In una parola: la vita dell'uomo ha un senso o no?[14]
La domanda sussiste malgrado l'uomo s'illuda di aver raggiunto l'autosufficienza
oppure sia in preda alla paura e all'incertezza. La religione è la risposta
definitiva alla domanda di senso della vita, perché conduce l'uomo alla verità
su se stesso nel rapporto col Dio vero.
L'Eucaristia,
che "rivela il senso cristiano della vita",[15]
risponde a tale domanda annunciando la risurrezione e la presenza vera, piena e
duratura del Signore, come pegno della gloria futura. Ciò implica che l'uomo
ponga il suo rapporto con Dio alla base di tutto, perché esso è fonte di libertà
che lo abilita ad entrare nel più profondo di sé per donarsi gratuitamente.
Questo avviene nel mistero pasquale, in cui la verità e l'amore si incontrano
mostrando come essi siano i connotati della vera religione. Così l'Eucaristia
manifesta la verità della Parola di Dio: nihil hoc verbo veritatis verius,
come canta l'inno Adoro Te,devote.
Il senso
dell'Eucaristia è spiegato integralmente dalle parole di Gesù: "Fate questo in
memoria di me" (Lc 22,19). Esse annunciano in primo luogo, che Gesù
Cristo ha portato nel tempo l'eternità dandogli l'orientamento definitivo ed
eliminando il suo potere di annientamento. In secondo luogo, attraverso quelle
parole si mette in evidenza che in Gesù si incontrano la libertà di Dio e quella
dell'uomo dando origine alla comunione che permette di sconfiggere il maligno.
Infine, tali parole significano che Gesù Cristo è la fonte inesauribile di
rinnovamento dell'uomo e del mondo, nonostante i limiti e il peccato degli
uomini.
10. Le
risposte ai
Lineamenta denunciano un certo
allontanamento della vita pastorale dalla Eucaristia, pertanto dal Sinodo si
attende un incoraggiamento a rafforzare il collegamento tra la vita e la
missione. L'Eucaristia è la risposta ai segni dei tempi della cultura
contemporanea. Alla cultura della morte, l'Eucaristia risponde con la cultura
della vita. Contro l'egoismo individuale e sociale l'Eucaristia afferma la
donazione totale. All'odio e al terrorismo l'Eucaristia contrappone l'amore.
Davanti al positivismo scientifico l'Eucaristia proclama il mistero. Opponendosi
alla disperazione l'Eucaristia insegna la speranza certa della eternità beata.
L'Eucaristia
sta ad indicare che la Chiesa e l'avvenire del genere umano sono legati a
Cristo, unica roccia veramente duratura, e non ad alcuna altra realtà. Perciò la
vittoria di Cristo è il popolo cristiano che crede, celebra e vive il mistero
eucaristico.
Capitolo II
EUCARISTIA E COMUNIONE ECCLESIALE
"Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo
molti, siamo un corpo solo:
tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17)
Mistero
eucaristico, espressione di unità ecclesiale
11.
Nell'esortare i fedeli a fuggire l'idolatria, evitando di mangiare la carne
immolata agli idoli, san Paolo mette in risalto lo stretto legame di comunione
dei cristiani con il sangue di Cristo e con il suo Corpo, in grado di formare,
dalla moltitudine dei fedeli una sola comunità, una sola Chiesa (cf. 1 Cor
8,1-10).
Il tema della
comunione ecclesiale ha meritato un'attenzione particolare da parte del Concilio
Ecumenico Vaticano II.[16]
Tanto è vero che l'argomento è stato evidenziato specialmente nella relazione
finale della II Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi,
celebrata in commemorazione del XXV anniversario del suddetto Concilio,[17]
così come in un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede ai
Vescovi della Chiesa Cattolica.[18]
Inoltre, il tema è stato ampiamente trattato nel capitolo VI dell'Esortazione
Apostolica post-sinodale
Pastores gregis, promulgata dal
Papa Giovanni Paolo II in seguito alla X Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo
dei Vescovi. In questo documento pontificio, che raccoglie la riflessione
sinodale sull'argomento, viene messo in evidenza come la comunione dei Vescovi
con il Successore di Pietro, segno dell'unità tra la Chiesa universale e le
Chiese particolari, ha un punto culminante nella celebrazione eucaristica dei
Vescovi con il Papa durante le visite ad limina. L'Eucaristia presieduta
dal Santo Padre e concelebrata dai Pastori delle Chiese particolari esprime
egregiamente l'unità della Chiesa. Tale concelebrazione permette di percepire
più chiaramente che "ogni Eucaristia ... è celebrata in comunione col Vescovo
proprio, col Romano Pontefice e col Collegio Episcopale e, mediante questi, con
i fedeli della Chiesa particolare e di tutta la Chiesa, così che la Chiesa
universale è presente in quella particolare e questa è inserita, insieme con le
altre Chiese particolari, nella comunione della Chiesa universale".[19]
In relazione
alla tematica dell'Eucaristia come espressione della comunione ecclesiale,
emergono dalle risposte ai
Lineamenta i seguenti temi, che
meritano un trattamento particolare: rapporto tra Eucaristia e Chiesa; rapporto
tra Eucaristia e gli altri sacramenti, in specie la Penitenza; rapporto tra
Eucaristia e fedeli; ombre nella celebrazione dell'Eucaristia.
Rapporto
tra Eucaristia e Chiesa 'Sposa e Corpo di Cristo'
12.
L'Eucaristia è il cuore della comunione ecclesiale. Il Concilio ha preferito tra
le tante immagini della Chiesa una che esprime tutta la sua realtà: mistero.
Prima di ogni altra cosa, la Chiesa è mistero dell'incontro tra Dio e l'umanità;
per questo essa è Sposa e Corpo di Cristo, Popolo di Dio e Madre.
La mutua relazione tra l'Eucaristia e la Chiesa consente di applicare ad ambedue
le note del Credo: una, santa, cattolica ed apostolica, che l'enciclica
Ecclesia de Eucharistia ha
ulteriormente illustrato.[20]
L'Eucaristia
edifica la Chiesa e la Chiesa è il luogo dove si realizza la comunione con Dio e
tra gli uomini. La Chiesa ha coscienza che l'Eucaristia è il sacramento
dell'unità e della santità, dell'apostolicità e della cattolicità, sacramento
essenziale alla Chiesa Sposa di Cristo e suo Corpo. Le note della Chiesa sono
allo stesso tempo i vincoli della comunione cattolica che permettono la
legittima celebrazione dell'Eucaristia.
Il Papa
Giovanni Paolo II ricordava che "La Chiesa è il Corpo di Cristo: si cammina 'con
Cristo' nella misura in cui si è in rapporto 'con il suo Corpo'".[21]
E' qui che trova il suo vero senso l'osservanza delle norme e il decoro della
celebrazione: si tratta dell'obbedienza a Cristo da parte della Chiesa sua
sposa.
13. La Chiesa
fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa. Sebbene siano state entrambe
istituite da Cristo l'una in vista dell'altra, i due termini del noto aforisma
non sono equivalenti. Se l'Eucaristia fa crescere la Chiesa perché nel
sacramento c'è Gesù Cristo vivente, ancora prima egli ha voluto la Chiesa perché
celebri l'Eucaristia. I cristiani dell'Oriente sottolineano particolarmente che
fin dalla creazione la Chiesa preesiste alla sua realizzazione terrena.
L'appartenenza alla Chiesa è prioritaria per poter accedere ai sacramenti: non
si può accedere all'Eucaristia senza aver prima ricevuto il Battesimo o non si
può ritornare all'Eucaristia senza aver ricevuto la Penitenza che è il
'battesimo laborioso' per i peccati gravi. Dalle origini la Chiesa, per
esprimere tale urgenza propedeutica, istituì rispettivamente il catecumenato per
l'iniziazione e l'itinerario penitenziale per la riconciliazione. Inoltre, non
c'è Eucaristia valida e legittima senza il sacramento dell'Ordine.
Per queste
ragioni l'enciclica
Ecclesia de Eucharistia parla di
"influsso causale dell'Eucaristia alle origini stesse della Chiesa",[22]
e di stretta connessione tra l'una e l'altra.[23]
Con queste premesse si comprende meglio l'affermazione che "La celebrazione
dell'Eucaristia, però, non può essere il punto di avvio della comunione, che
presuppone come esistente, per consolidarla e portarla a perfezione. Il
sacramento esprime tale vincolo di comunione sia nella dimensione invisibile...
sia nella dimensione visibile.... L'intimo rapporto esistente tra gli elementi
invisibili e gli elementi visibili della comunione ecclesiale è costitutivo
della Chiesa come sacramento di salvezza. Solo in questo contesto si ha la
legittima celebrazione dell'Eucaristia e la vera partecipazione ad essa...".[24]
Parlare di ecclesiologia eucaristica non significa che nella Chiesa tutto possa
essere dedotto dall'Eucaristia, che però rimane fonte e culmine della vita
ecclesiale. In effetti, come afferma il Concilio Vaticano II: "La sacra liturgia
non esaurisce tutta l'azione della chiesa. Infatti, prima che gli uomini possano
accostarsi alla liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla
conversione".[25]
Ora, lo
spazio dove naturalmente si svolge la vita ecclesiale è la parrocchia. Essa,
debitamente rinnovata ed animata, dovrebbe essere il luogo idoneo alla
formazione e al culto eucaristico, dato che, come insegnava il Papa Giovanni
Paolo II, la parrocchia è ""comunità di battezzati che esprimono la loro
identità soprattutto attraverso la celebrazione del Sacrificio eucaristico".[26]
Essa dovrebbe valersi pure dell'esperienza e del contributo di movimenti e nuove
comunità che sotto l'impulso dello Spirito Santo hanno saputo valorizzare,
secondo i propri carismi, gli elementi dell'iniziazione cristiana. Così aiutano
molti fedeli a riscoprire la bellezza della vocazione cristiana, il cui centro è
il sacramento dell'Eucaristia per tutti nella comunità parrocchiale.
14.
L'espressione liturgica dell'ecclesiologia cattolica si trova nell'anafora
mediante i cosiddetti dittici, che stanno a ricordare la dimensione
eucaristica del primato del Papa, Vescovo di Roma, come elemento interiore alla
Chiesa universale, analogamente a quello del Vescovo nella Chiesa particolare.[27]
È l'unica Eucaristia che convoca nell'unità la Chiesa contro ogni
frammentazione. L'unica Chiesa voluta da Cristo rimanda sempre ad una Eucaristia
che si realizza in comunione con il collegio apostolico, di cui Capo è il
Successore di Pietro. E' questo il vincolo che rende legittima l'Eucaristia. Non
è conforme all'unità eucaristica voluta da Cristo solo una comunione trasversale
tra le chiese cosiddette sorelle. È elemento interiore al sacramento la
comunione con il Successore di Pietro, principio di unità nella Chiesa,
depositario del carisma di unità e universalità, che è il carisma petrino.
Dunque l'unità ecclesiale si manifesta nell'unità sacramentale ed eucaristica
dei cristiani.
Rapporto
tra l'Eucaristia e gli altri sacramenti
15. Esiste un
rapporto specifico dell'Eucaristia con tutti gli altri sacramenti. Al riguardo,
occorre tener presente, da una parte, che secondo il Concilio di Trento i
sacramenti "contengono la grazia che significano" e la conferiscono in forza
della loro stessa celebrazione.[28]
D'altra parte, tutti i sacramenti come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le
opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa
sono ordinati.[29]
Pertanto, il sacramento dell'Eucaristia è "la perfezione delle perfezioni".[30]
La relazione
con l'Eucaristia non riguarda solo la celebrazione liturgica, ma innanzitutto
l'essenza di ciascun sacramento. Il sacramento del battesimo è indispensabile
per entrare nella comunione ecclesiale che viene rafforzata da altri sacramenti,
offrendo al credente "grazia su grazia" (Gv 1,16). E' nota la
fondamentale relazione tra il Battesimo e l'Eucaristia in quanto fonte della
vita cristiana. Nelle Chiese di Tradizione orientale con il Battesimo si riceve
anche la Santa Comunione, mentre nelle Chiese di Tradizione latina
all'Eucaristia si accede in età di ragione e solo dopo aver ricevuto il
Battesimo.
Le risposte
ai
Lineamenta raccomandano di
esplicitare la connessione teologica tra Battesimo ed Eucaristia
come culmine dell'iniziazione, anche se questo non deve portare necessariamente
a celebrare il Battesimo sempre nella Messa. In proposito si esprimono
preoccupazioni circa la qualità di una catechesi appropriata.
16. Esiste un
nesso teologico tra la Confermazione e l'Eucaristia, perché
lo Spirito Santo conduce l'uomo a credere in Gesù Cristo Signore. Al fine di
rendere più evidente questo nesso in alcune chiese particolari è stata
ripristinata la prassi di amministrare la Confermazione prima della Comunione.
L'Eucaristia
è il culmine di un autentico itinerario dell'iniziazione cristiana. Vivere da
cristiano significa rendere attuale il dono del Battesimo, ravvivato dalla
Cresima, alimentandolo con la partecipazione regolare di domenica e giorni di
precetto alla Santa Messa.
Si osserva
che il conferimento della Confermazione spesso è delegato ai sacerdoti, con il
conseguente rischio di porre in secondo piano il fatto che il Vescovo ne è il
ministro originario. In questo modo, si toglie un'occasione ai nuovi cresimati
di incontrare il padre e capo visibile della Chiesa particolare.
17. Alcune
risposte sollevano la questione circa l'età più opportuna per l'ammissione al
sacramento nella Chiesa di Tradizione latina, visti i buoni risultati spirituali
e pastorali ottenuti con il conferimento della Santa Comunione nella prima
fanciullezza. Giova qui ricordare la constatazione del Papa Giovanni Paolo II
nel suo libro "Alzatevi, andiamo!"[31],
il quale più recentemente ricordava che "i bambini sono il presente e il futuro
della Chiesa. Hanno un ruolo attivo nell'evangelizzazione del mondo e con le
loro preghiere contribuiscono a salvarlo e a migliorarlo".[32]
In passato,
al riguardo dello stesso argomento, il Decreto Quam singulari ammetteva i
bambini all'Eucaristia fin dai sette anni, età considerata dell'uso di ragione,
quando essi possono distinguere il pane eucaristico dal pane comune, premessa la
prima confessione sacramentale.[33]
Tale orientamento oggi sembra ancora più necessario per il fatto che l'uso di
ragione, come anche i pericoli e le tentazioni, arrivino più precocemente. Si
professa con questa prassi il primato della grazia che ha apportato alla Chiesa
grandi benefici, favorendo anche le vocazioni sacerdotali.
18. Il
rapporto tra l'Ordine sacro e l'Eucaristia è visibile proprio nella Messa
presieduta dal vescovo o dal sacerdote in persona di Cristo capo. La
dottrina della Chiesa fa dell'Ordine la condizione imprescindibile per la
celebrazione valida dell'Eucaristia.
Per questo
motivo è stato vivamente raccomandato che sia messa in evidenza "la funzione
sacerdotale del sacerdozio ministeriale nella celebrazione dell'Eucaristia, il
quale differisce dal sacerdozio comune dei fedeli nell'essenza e non solo nel
grado".[34]
Anche per questo è giusto raccomandare che i presbiteri intervengano
all'Eucaristia come celebranti, adempiendo la funzione del loro ordine.[35]
19. E' noto
che il Matrimonio viene celebrato solitamente durante la celebrazione
dell'Eucaristia nelle Chiese di tradizione latina, a differenza di quanto
avviene nelle Chiese orientali.
Quando il
Matrimonio viene celebrato nella Messa, serva ad additare, come paradigma
dell'amore cristiano, l'amore di Gesù Cristo che nell'Eucaristia ama la Chiesa
come sua sposa sino a dare la vita per essa. Tale amore sponsale va accennato
anche nei casi in cui il sacramento del matrimonio si celebra fuori della Messa.[36]
L'Eucaristia pertanto rimane la fonte inesauribile dell'unità e dell'amore
indissolubile del matrimonio e diventa il cibo di tutta la famiglia
nell'edificazione di un focolare cristiano.
20. Il
rapporto tra l'Eucaristia e l'Unzione degli infermi ha la
sua origine istitutiva, come tutti i sacramenti, nella persona di Cristo:
egli mostrava nella sollecitudine per gli infermi di ogni tipo il senso della
sua missione di guarire e di salvare l'uomo.
Inoltre,
nelle risposte ai
Lineamenta si raccomanda di
presentare il rapporto tra Unzione ed Eucaristia come consolazione e speranza
nella malattia, prima che come ultimo Viatico. Si invitano i ministri
straordinari della Comunione ad essere solleciti verso i malati gravi e le
persone anziane impedite di partecipare fisicamente alla celebrazione
eucaristica in chiesa. A loro beneficio, sarebbe assai opportuno, come alcune
risposte suggeriscono, potenziare l'uso dei mezzi di comunicazione sociale
nella trasmissione di Sante Messe e di altre celebrazioni liturgiche.
Nell'adoperare questa moderna tecnologia, conviene che coloro che vi sono
impegnati possiedano un'adeguata formazione teologica, pedagogica e culturale.
21. Quanto
all'inserimento dei sacramenti nella Messa, le norme liturgiche delle Chiese
orientali non lo prevedono, sebbene vi siano qua e là delle eccezioni per il
Battesimo e il Matrimonio. Al riguardo di questa prassi spetta alle singole
chiese emanare norme opportune. Per le Chiese particolari di rito latino, le
risposte mostrano che l'inserimento avviene in modo diversificato secondo
consuetudini che variano da paese a paese. Vi sono diocesi che hanno norme per
regolare la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali durante la Messa,
specialmente per matrimoni misti e funerali di persone non praticanti.
I rituali
distinguono normalmente, come nel Battesimo e nella Penitenza, il rito
individuale da quello comunitario. Sebbene pastoralmente si preferisca
quest'ultimo, non bisogna cadere in una sorta di comunitarismo, sia perché il
sacramento resta sempre un dono alla singola persona, sia perché il fedele ha
diritto, a determinate condizioni, all'amministrazione individuale del
sacramento.
Stretto
legame tra Eucaristia e Penitenza
22. Il
sacramento della Riconciliazione ristabilisce i vincoli di comunione interrotti
dal peccato mortale.[37]
Pertanto, una particolare attenzione merita la relazione tra l'Eucaristia e il
sacramento della Riconciliazione. Le risposte individuano la necessità di
riproporla nel contesto del rapporto tra Eucaristia e Chiesa e come condizione
per incontrare e adorare il Signore, che è il Santissimo, in spirito di santità
e con cuore puro. Egli ha lavato i piedi agli Apostoli, ad indicare la santità
del mistero. Il peccato, come afferma San Paolo, provoca una profanazione simile
alla prostituzione, perché i nostri corpi sono membra di Cristo (cf. 1 Cor
6, 15-17). Dice ad esempio san Cesario di Arles: "Tutte le volte che veniamo in
chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio.
Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le
sozzure del peccato."[38]
Il rapporto
tra Eucaristia e Penitenza nella società odierna dipende molto dal senso del
peccato e dal senso di Dio. La distinzione tra bene e male spesso diventa
soggettiva. L'uomo moderno, insistendo unilateralmente sul giudizio della
propria coscienza, rischia di sconvolgere il senso del peccato.
23. Sono
molte le risposte ai
Lineamenta che hanno riferito sul
rapporto tra Eucaristia e Riconciliazione. In molti paesi si è persa o si sta
perdendo la consapevolezza del bisogno di conversione prima di ricevere
l'Eucaristia. Il legame con la Penitenza non sempre è percepito come la
necessità d'essere in stato di grazia prima di ricevere la Comunione, quindi si
trascura l'obbligo di confessare i peccati mortali.[39]
Anche l'idea
di comunione come "cibo per il viaggio", ha portato a sottovalutare la necessità
dello stato di grazia. Invece, come il nutrimento presuppone un organismo
vivente e sano, così l'Eucaristia esige lo stato di grazia per rafforzare
l'impegno battesimale: non si può essere in stato di peccato mortale per
ricevere Colui che è il 'farmaco' d'immortalità e l''antidoto' per non morire.[40]
Molti fedeli
sanno che non si può ricevere la comunione in peccato mortale, ma non hanno
un'idea chiara di che cosa costituisca il peccato mortale. Altri non interrogano
più se stessi su questo punto. Si crea spesso un circolo vizioso: "non mi
comunico perché non mi sono confessato, non mi sono confessato perché non ho
commesso peccati." Le cause possono essere diverse, ma una delle principali è la
carenza catechetica su questo argomento.
Un altro
fenomeno assai diffuso consiste nel non agevolare, con opportuni orari,
l'accesso al sacramento della riconciliazione. In certi paesi la Penitenza
individuale non è amministrata; al massimo si celebra due volte l'anno una
liturgia comunitaria, creando una formula a metà strada tra il II e il III rito
previsto dal Rituale.
Bisogna
certamente constatare la grande sproporzione fra i tanti che fanno la Comunione
e i pochi che si confessano. È assai frequente che i fedeli ricevano la
Comunione, senza badare allo stato di peccato grave in cui possono trovarsi. Per
questo, l'ammissione alla Comunione di divorziati risposati civilmente è un
fenomeno non raro in diversi paesi. Alle Messe esequiali o di nozze o ad altre
celebrazioni molti si accostano alla Comunione solo per una diffusa convinzione
che la Messa non sia valida senza la Comunione.
24. Di fronte
a queste realtà pastorali, invece, molte risposte hanno un tono più
incoraggiante. Esse auspicano di aiutare le persone ad essere consapevoli delle
condizioni per ricevere la Comunione e della necessità della Penitenza, che
preceduta dall'esame di coscienza, prepara il cuore purificandolo dal peccato. A
questo scopo si ritiene opportuno che il celebrante parli non di rado anche
nell'omelia del nesso tra i due sacramenti.
È stato
espresso il desiderio di restituire dovunque al digiuno
eucaristico quella rigorosa attenzione che è rimasta in uso presso le chiese
orientali.[41]
In effetti, il digiuno come dominio di sé richiede il concorso della volontà e
porta a purificare la mente e il cuore. Sant'Atanasio dice: "Vuoi sapere cosa fa
il digiuno? Scaccia i demoni e libera dai pensieri cattivi, rallegra la mente e
purifica il cuore".[42]
Nella liturgia quaresimale si richiama spesso la purificazione del cuore
mediante il digiuno e il silenzio, come raccomanda San Basilio.[43]
In qualche risposta ai
Lineamenta, si pone la domanda
circa l'opportunità di ripristinare l'obbligo delle tre ore di digiuno
eucaristico.
Si invita a
fare sforzi per incrementare l'opportunità della riconciliazione individuale
ricorrendo alla collaborazione interparrocchiale durante il sabato e la domenica
e poi più intensamente in Avvento e Quaresima. Molto si potrebbe fare ancora
nella predicazione e nella catechesi per ripristinare il senso del peccato e la
pratica penitenziale, superando le difficoltà dovute alla mentalità
secolarizzata.
Si ritiene
necessario offrire la possibilità di confessarsi prima della Messa, adeguando
gli orari alla situazione reale dei penitenti, e anche durante la celebrazione
eucaristica, come raccomanda la Lettera Apostolica
Misericordia Dei.[44]
Occorre
stimolare i sacerdoti all'amministrazione del sacramento della Penitenza, come
un'occasione privilegiata per essere segni e strumenti della misericordia di
Dio. Comunque la Chiesa è profondamente grata ai sacerdoti che con zelo
ascoltano le confessioni per preparare i fedeli ad incontrare e ricevere Cristo
nell'Eucaristia. I fedeli sono attratti a confessarsi soprattutto se vedono il
sacerdote nell'esercizio del suo ministero nel confessionale, come hanno
testimoniato ai nostri giorni San Leopoldo Mandi?, San Pio da Pietrelcina e
tanti altri santi pastori.
Rapporto
tra Eucaristia e fedeli
25. I fedeli
laici, parte essenziale della Chiesa comunione, gerarchicamente strutturata,
come insegnano il Concilio Vaticano II e altri documenti del Magistero,[45]
sono convocati nella santa assemblea per partecipare alla celebrazione
eucaristica.
L'incarnazione del Verbo, nel quale Dio Padre si è reso visibile, ha inaugurato
il culto spirituale, conforme alla ragione, che si compie nello Spirito Santo;
il culto non può più essere "un imparaticcio di usi umani"(Is 29,13). Il
culto cristiano ha una implicazione cristologica e antropologica: perciò la
partecipazione dei fedeli alla liturgia, soprattutto alla celebrazione
eucaristica consiste essenzialmente nell'entrare in questo culto, nel quale Dio
discende verso l'uomo e l'uomo ascende verso Dio. L'Eucaristia stessa, memoriale
del Figlio, è il culto di adorazione che nello Spirito sale al Padre: questo è
il fondamento del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II.
Si osserva da
molti che la partecipazione è stata spesso ridotta ai suoi aspetti esteriori.
Non tutti ne comprendono il vero senso, che nasce dalla fede in Gesù Figlio di
Dio. La partecipazione all'Eucaristia viene giustamente vista come atto primario
della vita della Chiesa, comunione con la vita trinitaria, con il Padre che è
fonte di ogni dono, con il Figlio incarnato e risorto, con lo Spirito Santo che
opera la trasformazione e divinizzazione della vita umana.
Le risposte
ai
Lineamenta convergono nel
constatare la necessità di aiutare i fedeli a comprendere la natura
dell'Eucaristia e il nesso con l'incarnazione del Verbo, onde partecipare al
mistero eucaristico con il cuore e la mente, prima che con atti esteriori,
soprattutto offrendo se stessi. In proposito viene suggerito di esplicitare la
relazione sponsale dell' Eucaristia e della Nuova Alleanza, come modello delle
vocazioni del cristiano: matrimonio, verginità, sacerdozio. Tutto questo tende
all'obbiettivo di formare persone e comunità eucaristiche, che amano e servono
come Gesù nell'Eucaristia.
26. Inoltre,
sarebbe bene potenziare i mezzi di comunicazione già esistenti, specialmente per
facilitare la partecipazione dei fedeli che, per diversi motivi, sono impediti
di assistere personalmente in chiesa alle celebrazioni eucaristiche, come
raccomanda il Concilio Vaticano II.[46]
Vi sono proposte riguardanti i mass-media della Santa Sede, che con la migliore
sinergia possibile sono in grado di fornire con tempestività e professionalità
appropriati servizi alla Chiesa universale, anche per reagire tempestivamente
alla diffusione di principi anticristiani. In tale opera grande ruolo dovrebbero
avere tutti i mezzi di comunicazione d'ispirazione cattolica. Il loro
potenziamento diventa urgente per proporre in modo equilibrato e positivo il
messaggio cristiano, per illuminare le coscienze degli uomini di buona volontà
su temi etici e morali di grande importanza per la vita della Chiesa e della
società.
Ombre
nella celebrazione dell'Eucaristia
27. La
comunione ecclesiale viene gravemente turbata e ferita dalle ombre nella
celebrazione eucaristica, che sono segnalate anche dalle risposte ai
Lineamenta. Il tema, già toccato
dal Papa Giovanni Paolo II nell'Enciclica
Ecclesia de Eucharistia,[47]
e più particolarmente trattato nell'istruzione della Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti
Redemptionis Sacramentum,[48]
è un invito a rivolgere uno sguardo attento e sereno, ma non meno critico, al
modo in cui la Chiesa celebra questo Sacramento, che è la fonte e il culmine
della sua vita e della sua missione. Proprio il fatto che un tale invito sia
stato indirizzato in questo momento storico, mentre la Chiesa è sempre più
impegnata nel dialogo con le religioni e con il mondo, altro non è che una
provvidenziale ispirazione del Successore di Pietro, che fa capire come la
Chiesa abbia sempre necessità di guardare se stessa per meglio rapportarsi con
gli interlocutori, senza perdere la propria identità di sacramento universale di
salvezza.
Nel presente
testo verranno segnalate diverse ombre che emergono dall'analisi delle risposte
ai
Lineamenta. Tali osservazioni non
dovrebbero essere considerate soltanto come mere trasgressioni alle rubriche e
alla prassi liturgiche, ma piuttosto come espressioni di attitudini più
profonde.
Si nota una
diminuzione della partecipazione alla celebrazione del Dies Domini, nella
domenica e nei giorni di precetto per una deficiente conoscenza del contenuto e
del significato del mistero eucaristico, per l'indifferentismo in particolare
nei paesi con rilevante processo di secolarizzazione, dove non di rado la
domenica si trasforma pure in giorno di lavoro.
È diffusa
l'idea che sia la comunità a produrre la presenza di Cristo invece che essere
Cristo la fonte e il centro della nostra comunione e il capo del suo Corpo che è
la Chiesa.
Si va
alterando il senso del sacro in relazione a questo grande Sacramento, come
effetto di un indebolimento della preghiera, della contemplazione e
dell'adorazione del Mistero eucaristico.
Si rischia di
compromettere la verità del dogma cattolico della trasformazione del pane e del
vino nel Corpo e Sangue di Gesù Cristo, tradizionalmente denominata
transustanziazione e, di conseguenza, della presenza reale di Cristo
nell'Eucaristia, in un contesto di idee che intendono spiegare il mistero
eucaristico non tanto in se stesso, ma piuttosto nella prospettiva del soggetto
col quale esso entra in relazione; ad esempio, con termini come
transfinalizzazione e transignificazione. Si rileva una incoerenza tra la fede
professata nel Sacramento e la dimensione morale, sia nella sfera personale che
in quella più ampia della cultura e della vita sociale.
Sono
scarsamente conosciuti i documenti della Chiesa e, in particolare, del Concilio
Vaticano II, le grandi encicliche sull'Eucaristia, inclusa l'Ecclesia
de Eucharistia, la Lettera Apostolica
Mane nobiscum Domine e altri.
Viene a mancare un giusto equilibrio nella celebrazione: si va da un ritualismo
passivo a una creatività eccessiva, che talvolta raggiunge espressioni di
protagonismo del celebrante dell'Eucaristia, caratterizzato non di rado da
loquacità, da troppi e lunghi commenti, non lasciando parlare il mistero tramite
il rito e le formule della liturgia.
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