Teologia Orientale- Maria nella risurrezione del Figlio


Tutti i Vangeli parlano delle donne, ferventi discepole di Cristo, che lo servivano ed andarono la mattina prestissimo al sepolcro per imbalsamarlo e trovarono che era già risorto. I latini le chiamano “pie donne”, la Liturgia greca le chiama “Mirofòre”, cioè portatrici di aromi. Dopo la morte e sepoltura di Gesù, avvenuta il venerdì pomeriggio, esse, non soddisfatte dell’affrettata sepoltura, operata da Giuseppe d’Arimatea e da Nicodemo, avevano acquistato altra mirra profumata, con cui pensavano di ungere meglio il corpo del Signore. Ma, tramontato il sole, era iniziato il sabato, quando è ancora buio profondo.
Ma tra queste pie donne, la Madre di Gesù non c’era! Come si spiega questo mistero? Nessun commendatore né antico né moderno lo spiega, ma la Liturgia greca dà una valida spiegazione: quelle donne volevano molto bene a Gesù, tuttavia pensavano di trovarne ancora il cadavere, anzi, Maria Maddalena pensò che l’avessero portato via. Maria, invece, la tuttasanta Madre di Dio, non aveva alcun dubbio delle parole del Figlio, che aveva detto: “Il terzo giorno risorgerò”. Ecco perché Ella non era con le altre. Anzi, Lei che era sempre in relazione con l’Arcangelo Gabriele, suo Angelo custode, aveva già da Lui ricevuto l’annunzio della risurrezione: ecco perché non era con le altre. Dice in proposito un canto famoso:
“L’Angelo disse alla Piena di grazia: O purissima Vergine, salve! Ancora ti ripeto: salve! Il Figlio tuo è risorto il terzo giorno dal sepolcro! Ammàntati di luce, circondati di luce, o nuova Gerusalemme! La gloria del Signore sorge come un sole e risplende su di te. Tripudia e rallegrati, o Sion! E tu, Madre di Dio, gioisci per la resurrezione del Figlio tuo!”.
Questo canto è l’Ode IX del canone dell’ “Anàstasis”, cioè dell’Ufficiatura di Risurrezione della notte di Pasqua, opera di un innografo di eccezione, in onore della Madre di Dio; e si canta anche nella Liturgia eucaristica, dopo la consacrazione, nel giorno di Pasqua e nei quaranta giorni successivi, per tutto il periodo liturgico del “Pentekostàrion”. L’autore è San Giovanni Damasceno, che compose il canto riportando le parole del profeta Isaia ( Is. 70, 1-16).

- (Tratto da: Gli scritti di Domenico Napoletano; ed. “Il Coscile”).