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Vita e pensiero
Atanasio nacque ad Alessandria d'Egitto alla fine del III secolo nel momento in
cui terminavano le ultime grandi persecuzioni da parte dell’Impero romano e
qualche anno prima dell’adozione da parte dello stesso impero del cristianesimo
come religione ufficiale. Crebbe nella città che tra le tre più grandi città del
mondo antico era sicuramente la più turbolenta e la più ricca culturalmente: vi
erano oltre a una forte scuola cristiana anche molti cristiani eretici, gnostici
e nestoriani e numerosi i pagani e gli adoratori di Serapide. La sua vita fu
indissolubilmente legata al grande sforzo che la Chiesa cattolica dovette
sostenere in quegli anni per definire la Trinità di Dio.
Ancora diacono accompagnò il suo vescovo Alessandro al Concilio di Nicea del
325. Concilio voluto dall'imperatore Costantino I per dirimere la questione
sollevata dalla predicazione di Ario, anch'egli di Alessandria, circa la natura
di Cristo. Con il termine in greco ὁμοούσιος (homoousios, consostanziale), in
quel concilio, si affermava categoricamente la perfetta uguaglianza del Verbo e
del Padre, Verbo considerato dalla Chiesa cattolica "generato" e non "creato".
Ario predicava invece che era creato e quindi non esistente da sempre in Dio.
Ecco le parole con cui Atanasio affronta questo tema:
« Il Verbo di Dio, immateriale e privo di sostanza corruttibile, si stabilì tra
noi, anche se prima non ne era lontano. Nessuna regione dell'universo infatti fu
mai priva di lui, perché esistendo insieme col Padre suo, riempiva ogni realtà
della sua presenza. Venne dunque per amore verso di noi e si mostrò a noi in
modo sensibile. Preso da compassione per il genere umano e la nostra infermità e
mosso dalla nostra miseria, non volle rimanessimo vittime della morte. Non volle
che quanto era stato creato andasse perduto che l'opera creatrice del Padre nei
confronti dell'umanità fosse vanificata. Per questo prese egli stesso un corpo,
e un corpo uguale al nostro perché egli non volle semplicemente abitare un corpo
o soltanto sembrare un uomo. Se infatti avesse voluto soltanto apparire uomo,
avrebbe potuto scegliere un corpo migliore. Invece scelse proprio il nostro.
Egli stesso si costruì nella Vergine un tempio, cioè il corpo e, abitando in
esso, ne fece un elemento per potersi rendere manifesto. Prese un corpo
soggetto, come quello nostro, alla caducità e, nel suo immenso amore, lo offrì
al Padre accettando la morte. Così annullò la legge della morte in tutti coloro
che sarebbero morti in comunione con lui. Avvenne che la morte, colpendo lui,
nel suo sforzo si esaurì completamente, perdendo ogni possibilità di nuocere ad
altri. Gli uomini ricaduti nella mortalità furono resi da lui immortali e
ricondotti dalla morte alla vita. Infatti in virtù del corpo che aveva assunto e
della risurrezione che aveva conseguito distrusse la morte come fa il fuoco con
una fogliolina secca. Egli dunque prese un corpo mortale perché questo, reso
partecipe del Verbo sovrano, potesse soddisfare alla morte per tutti. Il corpo
assunto, perché inabitato dal Verbo, divenne immortale e mediante la
risurrezione, rimedio di immortalità per noi. Offrì alla morte in sacrificio e
vittima purissima il corpo che aveva preso e offrendo il suo corpo per gli altri
liberò dalla morte i suoi simili. Il Verbo di Dio a tutti superiore offrì e
consacrò per tutti il tempio del suo corpo e versò alla morte il prezzo che le
era dovuto. In tal modo l'immortale Figlio di Dio con tutti solidale per il
comune corpo di morte con la promessa della risurrezione rese immortali tutti a
titolo di giustizia. La morte ormai non ha più nessuna efficacia sugli uomini
per merito del Verbo, che ha posto in essi la sua dimora mediante un corpo
identico al loro. »
(Discorso sull'incarnazione del Verbo, 8-9; PG 25, 110-111)
Esilio
Atanasio fu per tutta la vita testimone e strenuo difensore di questo principio.
A causa di questa sua testimonianza dovette subire almeno cinque esili negli
anni che vanno dalla sua nomina a vescovo e patriarca di Alessandria d'Egitto
nel 328 appena trentenne al 362. Oltre a questi, fu vittima di intrighi e
calunnie[citazione necessaria] di ogni genere e per un certo momento venne
persino abbandonato dal Papa, anch’esso vittima di intrighi orchestrati e
imposti dall’imperatore[citazione necessaria]. Per questo viene ricordato dalle
Chiese cattolica, ortodossa e copta, come Athanasius contra mundum (Atanasio
contro il mondo), per la sua incrollabile fedeltà a questi principi di fronte a
tutto e a tutti.
Nel suo primo esilio a Treviri tra il 335 e il 337 completa il suo doppio
trattato Contro i Gentili – sull’Incarnazione, nel quale dà le sue ragioni della
vera identità di Cristo, "vero Dio" e "vero uomo". In quel momento la
cristianità si dibatteva per trovare la verità, con una Chiesa di Roma più ferma
attorno a papa Giulio I sui principi del Concilio di Nicea, mentre la Chiesa
d’Oriente, più speculativa e culturalmente vivace, presentava molte facce che
andavano dall’arianesimo puro a infinite sfumature del semi-arianesimo. Con la
morte di Costantino nel 337, l’Impero fu diviso tra i suoi tre figli, tra cui
Costanzo II, che si interessava di teologia. Come il padre, anche Costanzo si
lasciò convincere da Eusebio di Nicomedia, capo dei semi-ariani, a combattere le
teorie di Atanasio tacciandole di sabellianismo, eresia propugnata da Marcello
d'Ancyra.
In quel momento Costanzo non era ancora unico imperatore. Il fratello Costante
I, che regnava in oriente, in accordo con papa Giulio I, riunì un concilio a
Sardica (l'odierna Sofia) nel 343. Presente Atanasio e, in assenza del Papa,
sotto la direzione di Osio di Cordova, dopo il ritiro degli eusebiani, venne
riaffermato il Credo Niceno e riabilitato Atanasio che poté rientrare nuovamente
a Alessandria nel 346. L’anno precedente, in un concilio tenutosi a Milano, la
Chiesa d’occidente condannava le dottrine di Fotino di Sirmio e del suo maestro
Marcello d’Ancyra.
Nel 350 muore assassinato Costante e Costanzo rimane unico padrone dell’Impero.
Eusebio di Nicomedia è morto così come Ario, ma due vescovi, Basilio d’Ancyra e
Acacio di Cesarea, le cui dottrine erano state condannate nel concilio di
Sardica, entrano nelle grazie dell’imperatore e lo convincono a indire tutta una
serie di concili per porre fine all’eresia di Fotino di Sirmio, in realtà con
l’obiettivo di far dire che la dottrina di Atanasio non era altro che un
fotinianismo camuffato. Siccome in occidente le idee di Atanasio erano più
sostenute, l’imperatore, dietro la spinta dei suoi consiglieri semi-ariani,
moltiplicò in Italia e in Gallia i concili destinati a distruggere quella
pretesa d’eresia, detta dei niceani, cioè dei sostenitore del Concilio di Nicea
del 325. In questi concili i vescovi erano costretti a scegliere tra la condanna
di Atanasio o l’esilio.
Alla morte di papa Giulio I nel 352 gli succede Liberio che, non avendo
accettato di condannare Atanasio, fu da prima esiliato a Beroea in Tracia
(attuale Veria in Grecia) e poi sostituito da un antipapa di nome Felice II
355-365. Con vari concili indetti dall’imperatore tra il 351 e il 359 tenutisi a
Sirmio, abituale residenza di Costanzo, si tentò di contrapporre varie formule a
quella di Atanasio. Si andava dal termine più dissimile, quello degli Ariani che
definivano Cristo in greco ἀνόμοιος (anomoios, dissimile dal Padre), chiamati
anomei, al termine più vicino a quello di Atanasio, quello di ὁμοιούσιος (homoiousios,
simile nella sostanza al Padre), sostenuto dagli omeousiani. Concetto intermedio
era quello degli omei che si accontentavano di definirlo ὅμοιος (homoios, simile
al Padre). Nel 358 si riuscì a far condannare da papa Liberio Atanasio per l’uso
del termine consostanziale. Ancora vari concili si tennero nel più completo
disordine e senza nessuna chiarezza fino alla morte dell’imperatore nel 361.
Questo breve e travagliato periodo fece pronunciare a Girolamo di Dalmazia la
famosa frase: «L’universo gemette nello sbalordimento di vedersi diventato
ariano!». Il nuovo imperatore Flavio Claudio Giuliano, fa rientrare tutti i
vescovi nelle proprie sedi. Così anche per Atanasio, che negli ultimi esili si
era dovuto rifugiare nel deserto presso gli anacoreti monaci del deserto già
conosciuti in gioventù e che furono sempre molto ammirati da lui. Atanasio
scrisse la vita di uno dei più famosi: sant'Antonio abate.
Al termine di questa travagliata vita ebbe la soddisfazione di riuscire a
convocare nel 362 nella sua Alessandria un concilio d’oriente che, con grande
prova di larghezza d’animo, pose fine a tutte le dispute dogmatiche, facendo
semplicemente rivivere i decreti del concilio di Nicea rifuggendo da qualsiasi
discussione di termini. Moriva il 2 maggio del 373 nel suo letto, lui che aveva
dovuto per buona parte della sua vita girovagare esiliato e profugo. Ma il suo
corpo non aveva ancora finito di girovagare. Originariamente sepolto ad
Alessandria, la sua salma comparve nel medioevo a Venezia, città famosa per
l’incetta di reliquie. Ma il Patriarca copto di Alessandria, papa Shenouda III
nel maggio del 1973 ottenne da papa Paolo VI la traslazione della salma presso
la cattedrale copta di San Marco al Cairo, Egitto.
Opere
• Contro i Pagani
• Il verbo incarnato
• Deposizione di Ario
• Luca 10:22
• Lettera circolare
• Apologia contro gli ariano
• De Decretis
• De Sententia Dionysii
• Vita S. Antoni
• Ad Episcopus Aegypti et Libyae
• Apologia ad Constantium
• Apologia de Fuga
• Historia Arianorum
• Quattro discorsi against the arians
• De Synodis
• Tomus ad Antiochenos
• Ad Afros Epistola Synodica
• Historia Acephala
• Lettere
Culto
Patrono della città di Scanzano (AQ), i sentiti festeggiamenti in suo onore
prevedono Vespri, Santa Messa e Processione, durante la quale la statua del
santo viene accompagnata per le vie del paese. Le celebrazioni avvengono in
occasione della ricorrenza della morte, il 2 maggio di ogni anno.
Patrono di Santa Sofia d'Epiro in Provincia di Cosenza, comunità di origine e
lingua Albanese, la festa del 2 Maggio, di rito Greco Ortodosso, rendono questo
giorno particolarmente suggestivo, il culmime si raggiunge con la processione
del santo che tra sacro e profano si svolge attraverso un particolare percorso
di circa 4 Km.
- Tratto da WIKIPEDIA (L’enciclopedia libera)
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