Cultura - Le Icone

Le icone non sono semplici quadri a soggetto religioso. Per i cristiani orientali hanno un grande significato teologico. Esse sono il luogo della presenza divina, una “finestra” sul mistero dell’Incarnazione ed avvicinano gli uomini alla comprensione di Dio. L’iconografo offre umilmente la sua mano e la sua arte alla Chiesa, nel rispetto dei severi canoni fissati dai Padri, preparandosi alla pittura con il digiuno e la preghiera. Per questo motivo, i pittori di icone sono generalmente monaci. Il presupposto della pittura delle icone è il mistero dell’Incarnazione di Cristo : << Se Dio si è fatto uomo, è naturale che si possa dipingere la sua immagine : E’ l’Invisibile che ha scelto di rendersi visibile>>, sosteneva Giovanni Damasceno, Padre della Chiesa e tenace oppositore degli iconoclasti. Nel compiere la sua opera, l’iconografo non deve mai ispirarsi alla realtà; ogni elemento fisico nell’icona deve essere filtrato attraverso la visione teologica. L’anatomia delle figure umane è volutamente distorta: gli occhi ingranditi hanno lo sguardo fisso verso l’assoluto, la fronte spaziosa e alta sottolinea la preminenza del pensiero contemplativo. Anche i colori hanno un significato simbolico : l’oro, usato nello sfondo e nelle aureole dei santi, indica la presenza della divinità, il rosso simboleggia la natura divina, il blu la natura umana, il giallo la presenza dello Spirito ecc...



Come si fanno le icone?

Le icone vengono sempre eseguite su una tavola di legno, in genere di tiglio, cedro, betulla o cipresso. Dopo aver scelto la base, l’iconografo scava una superficie piana, lasciando un bordo che forma una sorta di cornice naturale. Sul fondo viene incollata una tela, ricoperta poi con vari strati di gesso o di polvere di alabastro, per formare un supporto resistente e adatto ad assorbire i colori. La figura viene in un primo tempo soltanto abbozzata con il pennello e quindi si procede subito alla stesura dei colori. La tecnica eseguita è quella della chiarificazione progressiva o della illuminazione: si parte dai colori più scuri per giungere a quelli più chiari. Questo metodo ha un evidente significato simbolico, poiché rappresenta il cammino dell’uomo dalle tenebre del peccato alla luce della salvezza. Quando la pittura dell’icona è conclusa, si fissano i colori con particolari vernici. A questo punto l’icona è pronta ma non può ancora essere definita un “sacramentale”, cioè uno strumento di fede per santificare i fedeli. Per diventarlo deve essere consacrata dal vescovo con il “Mìron” (olio con cui viene conferito il Sacramento della Cresima).