Cultura - Lingua Albanese - Letteratura
 

DALLE ORIGINI AL XVIII SECOLO.

I primi documenti letterari noti della lingua albanese consistono in una formula battesimale, scritta nel 1462 dal Vescovo di Durazzo, Paolo Angelo, conservata nella Biblioteca Laurenziana di Firenze. Alla fine del XV sec. Fu scritta in dialetto tosco una breve pericope del Vangelo di S. Matteo, che la Chiesa Ortodossa legge nell’ufficiatura del Venerdì Santo. Alla pericope è allegato un breve inno di Pasqua. L’alfabeto usato in questi documenti è quello greco.
Nel 1555 il sacerdote cattolico Gjon Buzuku pubblica il suo messale, una raccolta di brani della Sacra Scrittura, preghiere, salmi ed inni tradotti dal latino. Nel 1562 appare il primo documento scritto italo-albanese; si tratta del Catechismo del P. Ledesma tradotto dal prete di Piana degli Albanesi, Luca Matranga. Nel XVII sec. Pubblicarono opere in albanese i Vescovi cattolici Pietro Budi (1566-1623) e Pietro Bogdani, che, nel 1685 fa uscire a Padova il suo «Cuneus Prophetarum» in albanese ed in latino. Intanto nella regione Toska, nel 1700, sorgono numerose scuole rette da ecclesiastici ortodossi che sperimentano i primi alfabeti albanesi. Sempre in questo secolo si fa più forte il contributo dato alla cultura letteraria degli italo-albanesi come Nicola Figlia (1693-1796) da Mezzoiuso e Giorgio Nicola Brancato (1675-1744) che lasciò anche un vocabolario italiano-albanese. Nello stesso ambito storico, fiorisce a San Giorgio Albanese il più grande poeta religioso albanese, Giulio Variboba, autore nel 1762 di un ispirato poemetto sacro intitolato: «Gjella e Shën Mëris» (Vita di Maria Santissima).

DALLA RINASCITA LETTERARIA AI NOSTRI GIORNI

Con il Milosao di Girolamo De Rada nasce una letteratura nazionale pienamente consapevole del suo valore artistico e civile. Il poeta di Macchia Albanese esprime nel suo poema l’aspirazione alla rinascita di tutto il popolo albanese, anche di quello della Madre Patria oppressa dai Turchi. Lo stesso desiderio è espresso con grande forza lirica da Naim Frashëri (1846-1900) e dal francescano P. Giorgio Fishta (1871-1940) che nel 1937 pubblicò l’edizione definitiva della «Lahuta e Malcìs» (Il Liuto delle Montagne). A questa triade di grandi poeti si affianca una numerosa schiera di letterati e studiosi albanesi: il linguista Demetrio Camarda (1831-1878) da Piana degli Albanesi; il lessicografo Kostantin Kristoforidhi (1827-1895) di Elbasan. Fra i poeti emergono Gabriele Dara Junior (1826-1885), autore di un poemetto epico, Giuseppe Schirò, Zef Serembe, tormentato poeta romantico di S. Cosmo Albanese, Luigi Gurakuqi (1879-1929), studente nel Liceo di S. Adriano ed Ernest Koliqi (1903-1975), grande figura di studioso e linguista.

Il Romanziere più noto ed apprezzato in Occidente è comunque Ismaìl Kadarè, autore di alcuni romanzi di grande successo. Kadarè affronta nei suoi libri tematiche di attualità, legate a fatti storici, oppure attualizza in senso metaforico temi appartenenti al patrimonio rapsodico tradizionale. Fra gli italo-albanesi si deve citare il narratore originario di Carfizzi, Carmine Abate, che descrive nei suoi romanzi il tema doloroso dell’emigrazione e del ritorno al proprio luogo di origine.