Personaggi - Giovanni Crisostomo Bugliari

Giovanni Crisostomo Bugliari nacque a S. Sofia d’Epiro da Angelo Maria e Maria Francesca Cortese il 27 gennaio 1876. Sin da piccolo rivelò un’intelligenza vivace e pronta all’apprendimento. In seguito ottenne l’ammissione nel collegio di S. Adriano in S. Demetrio C. dove conseguì la maturità classica, si iscrisse poi all’università di Palermo nella facoltà di lettere e filosofia. Un anno prima di laurearsi si verificarono nella sua famiglia due avvenimenti luttuosi: l’assassinio di suo fratello Michele e la prematura scomparsa di suo zio Don Pietro Bugliari, segretario del vescovo Giuseppe Bugliari e docente nel ginnasio di S. Demetrio. Pertanto dovette rientrare precipitosamente in famiglia ed abbandonare gli studi. Per oltre un decennio ottenne incarichi provvisori di supplenza in vari istituti, ma nello stesso tempo si dedicò intensamente all’attività culturale; divenne infatti presidente del “Circolo filodrammatico Italia” di Taranto e si interessò di problemi relativi la letteratura albanese, scrivendo numerosi articoli sulle riviste “La Nazione Albanese” e “La Nuova Albania”. Nello stesso tempo traduceva le opere di Girolamo De Rada dall’albanese all’italiano. Pubblicò “Memorie e Speranze”, “Primavera Eroica” e “Ne La Notte”. Nel frattempo decise di sostenere a Catanzaro gli esami di segretario comunale ottenendo l’incarico nel suo paese. Qualche anno dopo sostenne a S. Demetrio C. gli esami di licenza magistrale che gli permisero di dedicarsi all’insegnamento. Fu promotore della fondazione de “Il Circolo Elettorale Skanderbeg” e partecipò alla prima guerra mondiale. Dopo la fine della guerra venne designato a far parte del corso istituito nel collegio di S. Adriano in favore dei giovani albanesi che si erano volontariamente arruolati nell’esercito italiano. Per un improvviso malore il 19 novembre 1918 moriva nello stesso collegio all’età di 42 anni.
Giovanni Crisostomo Bugliari è giustamente ricordato per aver scritto uno dei più bei brani poetici della letteratura arbëreshe: Una commovente elegia dedicata a suo cugino Atanasio Miracco caduto in guerra. Durante il convegno internazionale di studi albanesi, tenutosi a Palermo nel 1948, questa poesia è stata definita “Un gioiello inestimabile della letteratura arbëreshe”.