Personaggi - I Sofioti per l’unità d’Italia

Durante i moti patriottici risorgimentali furono numerosi i cittadini di S. Sofia che diedero generosamente il loro contributo nella lotta per la liberazione d’Italia. Molti di questi eroici combattenti furono educati nel collegio di S. Adriano dove maturarono l’entusiasmo per le nuove idee di libertà, ma contemporaneamente non furono pochi anche i sacerdoti di rito greco che si impegnarono per la liberazione della nazione italiana. Ricordiamo a questo proposito i sacerdoti Antonio Baffa, Atanasio Baffa e Domenico Cardamone, condannati a 25 anni di carcere duro. Fra gli altri sofioti è opportuno menzionare Giovanni Ferraiolo, morto nel carcere di Cosenza nel 1852; Luigi Baffa che fece una spedizione nelle gole di Antrodoco (Rieti) nel 1820, seguito da 23 cittadini di S. Sofia, fra cui Pietro Baffa, Domenico Baffa e Luigi Baffa. Nel 1848 partecipò all’insurrezione della Calabria, prendendo parte alla battaglia di Campotenese come capo dei volontari di S. Sofia. Dopo una latitanza di due anni venne catturato e condannato a 25 anni di carcere, di cui ne scontò nove a Procida. Graziato dal governo borbonico fu mandato in esilio a Trani dove radunò un centinaio di volontari per andare incontro all’esercito di Giuseppe Garibaldi. Tra questi volontari vi erano molti di S. Sofia: Giovanni Baffa, figlio di Luigi, Giuseppe Becci, Francesco Rizzuti, Giuseppe Baffa, Giuseppe Pizzi, Francesco Rumanò, Gennaro Sapia, Vincenzo Fabbricatore, Demetrio Baffa, Alessandro Bugliari Stella. Costoro seguirono Garibaldi fino a Napoli e combatterono eroicamente a Santa Maria di Capua Vetere sul fiume Volturno, dove trovò la morte Giuseppe Becci. In fine nel 1860 due sofioti entrarono in Roma attraverso la Breccia di Porta Pia: Nicola Marchianò e Antonio Miracco, chiudendo così l’epopea risorgimentale