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Nacque l’11 luglio
1749 a S. Sofia d’Epiro, l’origine albanese del suo casato sembra
testimoniata anche dalla forma originale del suo cognome che in albanese
significa “fava” (bathë), nello stemma di famiglia campeggia infatti un
baccello. Baffi fece i suoi primi studi nel collegio italo-greco di S.
Benedetto Ullano, tuttavia sembra che abbandonasse la scuola prima di aver
compiuto il suo curriculum, essendosi ribellato al sopruso di uno dei suoi
insegnanti. Dopo l’espulsione dei gesuiti dal Regno di Napoli nel 1767 e la
conseguente laicizzazione delle loro scuole, P. Baffi nel 1769 conseguì la
cattedra di lingua greca e latina nell’Università di Salerno, quando aveva
appena compiuto vent’anni; nel 1773 fu nominato maestro di lingua latina e
greca nel collegio militare della Nunziatella a Napoli. Fu lì che l’anno
successivo Baffi assieme all’abate Jerocades si affiliò alla loggia
massonica che aveva sede in una villa di Portici. Per questa sua
affiliazione, P. Baffi nel 1776 fu arrestato ma venne poi prosciolto
dall’accusa. Questo episodio costituisce il primo intervento nella vita
politica dello studioso, da cui tuttavia non ebbe alcuna conseguenza
negativa nella sua attività di docente, anche se nell’anno stesso in cui
uscì di prigione (1777) il collegio della Nunziatella venne soppresso. Nel
frattempo, sebbene non avesse pubblicato ancora nulla, la fama della sua
cultura nel campo della filologia e della paleografia si era talmente
diffusa che nel 1779 fu eletto socio residente dell’accademia di scienze e
belle lettere di Napoli. Contemporaneamente aveva intrapreso, per ragioni
economiche, l’attività di avvocato. L’esperienza giuridica unita alla grande
conoscenza della filologia, fecero si che il governo si servisse dell’opera
di Baffi nelle sue rivendicazioni contro le usurpazioni avvenute nel tempo
da parte del potere ecclesiastico e di quello feudale. Nel 1787 fu inviato a
Catanzaro per interpretare e riassumere la documentazione dei luoghi sacri,
al fine di formare la statistica patrimoniale della Cassa Sacra di cui
redasse il registro e l’inventario. Per questi meriti fu nominato primo
bibliotecario dell’accademia di scienze e di belle lettere e quindi
bibliotecario della Reale Biblioteca di Napoli. Nel 1786 aveva sposato
Teresa Caldora, proveniente da una nobile famiglia napoletana. In questi
anni continuò la sua attività di affiliato alla loggia massonica e nel
periodo compreso fra il 1785 e il 1787 ebbe numerosi contatti con il teologo
danese F. Munter, che si era recato a Napoli per ricostruire la rete delle
logge massoniche, il cui fine politico era quello di promuovere il sorgere
di regimi democratici e repubblicani. Nel gennaio 1799 Baffi aderì al motto
rivoluzionario ed al governo provvisorio, in cui ebbe la carica di
presidente del comitato di amministrazione interna. Avvenuta la
restaurazione borbonica, P. Baffi fu arrestato e condannato a morte il 7
novembre 1799. Morì per impiccagione l’11 novembre dello stesso anno.
L’attività di studioso
P. Baffi si dedicò intensamente allo studio della lingua e della letteratura
greca e trovò il suo habitat naturale a Napoli che a quel tempo era un
importante centro famoso in tutta Europa. Inoltre Baffi si dedicò anche alla
poesia, componendo in greco un’ode pindarica dedicata a Caterina II
imperatrice di Russia. Ispirato dall’insegnamento e dallo studio dei
grammatici ellenisti, Baffi compose una nuova grammatica della lingua greca
che però non venne mai pubblicata. Tuttavia il suo merito intellettuale più
grande fu il rinvenimento nel 1779 del testo allora inedito del commento di
Ermia al Fedro di Platone. P. Baffi ne preparò l’edizione critica e la
traduzione in latino ma anche quest’opera non venne pubblicata. Nel 1781
rinveniva nel monastero della S.S. Trinità di Cava, numerose pergamene in
greco che trascriveva e traduceva in latino. Anche queste ricerche rimasero
inedite e furono pubblicate soltanto nel 1865. Inoltre P. Baffi collaborò
alla trascrizione ed edizione del primo volume dei papiri ercolanensi (1793)
e da bibliotecario redasse nel 1796 l’elenco dei manoscritti greci della
Biblioteca Reale e nel 1800, uscì postumo il catalogo dei volumi posseduti
dalla biblioteca del museo borbonico |
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