Cultura - Rito Greco

La vita liturgica  L’anno Liturgico e le sue feste  La Grande e Santa Settimana  Preghiere quotidiane Altre ufficiature I Sacramenti
 

Breve introduzione storica :
Dopo il 1468, anno della morte di Skanderbeg e inizio della disfatta albanese, si ebbe una grande migrazione che portò numerosi albanesi a stabilirsi nel regno di Napoli. Questi albanesi provenivano in maggior parte dall’Albania meridionale e dall’Epiro ed erano perciò di fede ortodossa posti sotto la giurisdizione del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Per qualche tempo dopo il loro arrivo, gli albanesi furono affidati al metropolita di Agrigento, nominato dall’arcivescovo di Ocrida, con il consenso del Papa di Roma. Dopo il concilio di Trento le comunità albanesi vennero poste sotto la giurisdizione dei vescovi latini del luogo, determinando così un progressivo impoverimento della tradizione bizantina. Fu in questi anni che molti paesi italo-albanesi si videro costretti ad abbandonare il rito greco. Per salvaguardare la loro tradizione la chiesa cattolica decise di creare delle istituzioni per l’istruzione dei giovani di rito greco. Nel 1732 Papa Clemente XII eresse un seminario in San Benedetto Ullano e nel 1735 lo stesso Papa nominava un vescovo ordinante per la Calabria e la Basilicata. Questi vescovi non avevano alcuna autorità sulle popolazioni albanesi, il loro compito restava limitato alla vita del seminario, alle ordinazioni sacre e al conferimento della Cresima. Per molto tempo questa situazione rimase immutata e spesso le comunità albanesi hanno espresso a Roma la richiesta di avere dei vescovi propri con piena autorità. Fu Benedetto XV ad esaudire le loro richieste creando nel 1919 un’Eparchia (Diocesi) per gli italo-albanesi dell’Italia peninsulare con sede a Lungro, staccando dalle Diocesi di rito latino le parrocchie che ancora conservavano il rito greco.


La vita liturgica
La celebrazione eucaristica :
Nel rito bizantino si hanno tre testi per la liturgia eucaristica : La liturgia di S. Giovanni Crisostomo, quella di S. Basilio e quella di S. Giacomo. La Divina Liturgia attribuita a Giovanni Crisostomo è la più usata e si divide in tre parti: 1) La preparazione; su di un altare laterale detto anche “pròthesis”, il celebrante prepara il pane ed il vino che serviranno per la celebrazione eucaristica. 2) La Liturgia della Parola; questa parte comprende il canto dei salmi “antifone”, la processione con il Vangelo (piccolo ingresso), la lettura dell’epistola e la proclamazione del Vangelo. 3) La Liturgia eucaristica; comincia con la processione in cui si trasportano il Pane ed il Vino sull’altare, comprende la recita del Credo, L’Anàfora, la Comunione e le preghiere di conclusione. Anche la liturgia attribuita a S. Basilio il Grande prevede lo stesso schema e viene celebrata dieci volte in giorni ben determinati dell’anno liturgico, soprattutto durante la Quaresima. La liturgia di S. Giacomo viene celebrata in occasione della sua festa ma nelle nostre comunità è oramai caduta in disuso.
 


L’anno Liturgico e le sue feste :

Nell’anno liturgico si riscontrano tre cicli che si intersecano tra loro : Ciclo delle feste mobili, ciclo delle feste fisse e ciclo settimanale. In queste tre suddivisioni si distinguono tre categorie di feste: Despòtiche (ossia del Signore), Theomitòriche (ossia della Madre di Dio) e le Feste dei Santi. Alcune feste sono precedute da uno o più giorni di preparazione, questo periodo si chiama proeòrtia (tempo che precede la festa), mentre la meteòrtia è il periodo che segue la festa. Il giorno di chiusura si chiama apòdosis, nel quale si “restituisce” la festa. Sempre nell’anno liturgico sono previsti quattro periodi di digiuni o quaresime : 1) La Grande Quaresima di Pasqua; che dura sette settimane; 2) Digiuno della festa dei SS. Pietro e Paolo; 3) Digiuno in preparazione della Dormizione della Madre di Dio; 4) Quaresima in preparazione al S. Natale. Sono considerati anche giorni di digiuno il 14 settembre, giorno dell’Esaltazione della Preziosa e Vivificante Croce, il 29 Agosto, memoria della Decapitazione di S. Giovanni Battista e la Vigilia della Teofania.
 



La Grande e Santa Settimana :
E’ uno dei periodi più suggestivi dell’anno liturgico. Si caratterizza per la solennità delle funzioni liturgiche e per l’austerità del digiuno. I primi tre giorni (lunedì, martedì e mercoledì) sono contraddistinti dalla celebrazione dell’ “akoluthìa tù Ninfìou”, funzione del Cristo Sposo, che segue lo schema del mattutino. Nel Giovedì Santo, la mattina si celebra la Liturgia di S. Basilio il Grande con la lavanda dei piedi. Nella sera ha luogo l’Ufficiatura della Passione, costituita da dodici letture tratte dai quattro Vangeli. Al termine della funzione viene allestito dalle donne il Tàfos (sepolcro). Nel Grande e Santo Venerdì dalla mattina presto comincia la recita delle Grandi Ore (I;III;VI e IX) a cui segue il vespro con la deposizione di Cristo dalla Croce. Nel pomeriggio si anticipa il mattutino del Sabato Santo. Il momento centrale di questa funzione è il canto degli “Enkòmia” (lamentazioni) davanti all’Epitàfios (icona di Gesù morto giacente nel sepolcro). Durante la terza stàsis degli enkòmia, il celebrante asperge il popolo con profumo, come le Donne Mirofòre cosparsero il Corpo di Cristo. Al termine si esce in processione con il Tàfos e la statua della Madonna Addolorata. Nel Grande e Santo Sabato si ricorda la Discesa di Gesù agli Inferi. Durante la Divina Liturgia di S. Basilio, dopo il canto dell’epistola, il sacerdote sparge per tutta la chiesa foglie di alloro in segno di gioia per la preannunziata resurrezione. Nella notte fra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua avviene l’annuncio della resurrezione. Nella chiesa al buio si recita il "Mesoniktikòn" (ufficiatura della notte), alla sua conclusione il sacerdote accende il cero pasquale dalla lampada perenne che arde davanti all’icona di Cristo ed invita i fedeli a ricevere “la Luce che non ha mai tramonto”. Quindi si esce in processione per proclamare la resurrezione di Cristo. Simbolica anche la funzione della “àrate pìlas” (si aprano le porte): Il sacerdote bussa alla porta della chiesa con la Croce processionale e, dopo un breve dialogo con un fedele rimasto all’interno, vi entra maestosamente al canto del Kristòs anèsti ek nekròn…(Cristo è risorto dai morti). Si prosegue quindi con la Liturgia Solenne di S. Giovanni Crisostomo. Al Vespro della Resurrezione, la sera della domenica di Pasqua, la lettura del Vangelo viene proclamata in varie lingue e al termine dopo il licenziamento risuona il triplice annuncio della risurrezione : Kristòs anèsti, alithòs anèsti ! Cristo è risorto, è veramente risorto ! Krishti u ngjall, vërteta u ngjall!
 


Preghiere quotidiane :

All’inizio della giornata per un fedele orientale vi è l’Orthtros (mattutino), seguito poi dalla celebrazione delle Ore : I, III, VI e IX. Al tramonto del sole si celebra l’Esperinòs (vespro) che è la preghiera di ringraziamento serale a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo per la giornata trascorsa. Si conclude quindi con l’Apòdipnon (compieta) affidando la notte alla protezione della SS. Madre di Dio e di Gesù.
 


Altre ufficiature :
La Paràklisis (supplica), è un’invocazione alla SS. Madre di Dio. Si canta nella prima quindicina di agosto in preparazione della festa della Dormizione di Maria (15 agosto) ma si può recitare in qualsiasi momento di afflizione o turbamento spirituale. L’Inno Akàthistos, sempre in onore alla Madre di Dio, si canta ogni venerdì di quaresima stando in piedi davanti all’icona della Theotòkos. L’ufficiatura prende il nome dalla stessa parola greca che significa: (stare in piedi). Durante i funerali, invece della Messa viene celebrato il rito del Trisàghion, davanti alla salma del defunto.
 


I Sacramenti:

Un altro aspetto importante è l’amministrazione dei sacramenti. I Sacramenti dell’iniziazione, Battesimo, Cresima ed Eucaristia, vengono amministrati nello stesso giorno come avveniva nelle prime comunità cristiane. L’Eucarestia viene distribuita rigorosamente sotto le due specie del pane e del vino. Particolarmente interessante è l’Ufficiatura del Matrimonio, che è sostanzialmente la fusione di due riti separati : quello del fidanzamento e quello dell’incoronazione. La confessione ha sempre luogo di fronte al sacerdote, in piedi davanti all’icona di Cristo. L’ Efchèleon (l’Olio Santo), comunemente conosciuto come l’estrema unzione, nel nostro rito ha diverso significato: i fedeli lo ricevono tutti il Mercoledì Santo. Questo sacramento dispensa salute a coloro che lo ricevono ed agli infermi consente di sopportare pazientemente la malattia.

I sacerdoti di rito greco, detti papàs, hanno il tipico copricapo cilindrico nero (kalimàfion) e la barba lunga. Un qualsiasi cristiano che ne sia degno può diventare sacerdote anche se è già sposato, percorrendo le normali tappe che portano all’ordinazione. Un sacerdote già ordinato però non può più sposarsi.
Per concludere, tutto nella spiritualità bizantina ha un significato: i gesti, i canti, le processioni, i profumi, gli incensi, sono simbolo della gloria celeste tra gli uomini, tutto concorre a celebrare l’unico Signore che muore e risorge per tutta la chiesa, Corpo Mistico di Cristo.