Carmine Abate
 


C
armine Abate è nato nel 1954 a Carfizzi, una comunità arbëreshe in provincia di Crotone, ed è emigrato da giovane in Germania. Oggi vive in Trentino, dove insegna. Ha esordito nel 1984 in Germania con la raccolta di racconti Der Koffer und weg! (ed. italiana ampliata, Il muro dei muri, 1993). Ha pubblicato, tra l'altro, il libro di poesie Terre di andata (Argo 1996) e i romanzi La moto di Scandeberg (Fazi 1999), Il ballo tondo (1991, ristampato da Fazi nel 2000), Tra due mari (Mondadori 2002) e Il mosaico del tempo grande (Mondadori 2006).


 

Il  Libro


Una calda, luminosa estate del nuovo millennio: nella piazza assolata di Hora, paese della Calabria fondato secoli fa da esuli albanesi e dove si parla tuttora la loro lingua arbëreshe, si ferma un autobus e ne scende una splendida ragazza bionda con un bimbo fra le braccia. Ad assistere al suo arrivo c'è Michele, un giovane fresco di laurea che sta trascorrendo l'ultima estate al paese, prima di emigrare al Nord in cerca di un lavoro. E proprio Michele, grazie alla curiosità inesausta per le storie della sua gente, presto scoprirà il segreto di Laura Damis, la bionda sconosciuta, e del bambino che porta con sé.

A guidare il giovane nell'indagine sul passato, a raccontargli le vicende degli antenati albanesi e quelle più vicine e misteriose che hanno condotto il padre di Laura, anni prima, a lasciare Hora per sempre, è Gojàri, cioè Boccadoro, l'artista che ha mille storie nella bocca, tutte vere e preziose come i tasselli del grande mosaico a cui sta lavorando da tempo.

Nel corso di questa lunga estate mediterranea, come nello spazio concluso di una cornice, Carmine Abate dispone mille tessere colorate. Il risultato è un emozionante mosaico costruito, come quello di Gojàri, con tessere di smagliante nitidezza e con una lingua che accoglie nel suo flusso affabulatore tutta la musicalità e il colore dell'arbëresh e del dialetto calabrese, in un singolare esempio di plurilinguismo che non rinuncia alla piana semplicità del raccontare.

 

Intervista a Carmine Abate

 

Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

 

‹‹Il mosaico del tempo grande nasce dall’urgenza di narrare le nostre origini. Il romanzo, più di quelli precedenti, va in profondità nella storia della comunità arbereshe, senza dimenticare il presente, la modernità. Riappropriarsi delle radici e della storia anche per dare un messaggio ai giovani a tenere solide le loro radici per affrontare le difficili sfide in questo mondo sempre più multiculturali. Teatro della storia è un paese ideale, in movimento, vivace, ricco di valori, il cui nome è Hora, fondato dagli esuli albanesi arrivati in Calabria tanti secoli fa. E io, per scrivere, ho bisogno della Calabria, una Calabria aperta a mondi esterni, lontana dai luoghi comuni che la soffocano e che io vorrei contribuire ad abbattere con le mie storie.››

 

Quanto peso hanno avuto gli eventi della sua vita nella stesura del libro?

 

‹‹Parto sempre da spunti autobiografici per dare autenticità alla storia. Come spunto iniziale però, perché poi la storia va da sola, mi porta su terreni sconosciuti a me stesso.››

 

Uno dei temi centrali del romanzo è l’amore…

 

‹‹Sì, l’epigrafe del libro ricorda che tutte le storie sono storie d’amore, amore vissuto con gioia e sensualità e non come sofferenza. L’amore è una delle molle fondamentali che fanno scoccare le storie. Come quelle raccontate nel romanzo, tra un giovane del posto e una bionda misteriosa, o tra un papàs e una ragazza di Rossano, Eleonora, la “ bella rossanisa”. Esempio di integrazione felice.››

 

I suoi libri contengono tracce di lingue diverse. L’arberesh, il “germanese”, parole ibride, ora il calabrese. Come vive questa dimensione multilinguistica?

 

‹‹Di storia in storia, reinvesto una mia lingua, stando attento a non perdere la musicalità delle lingue che ho dentro. Questa lingua per me rappresenta la chiave per riappropriarmi dei miei luoghi, attraversati più o meno consapevolmente dal plurilinguismo e dal multicuralismo. È una lingua ibrida, contaminata, dove le singole parole sono il portato di valori importanti e affondano nelle pagine come esche, per portare fuori delle storie.››

 

Storie emozionanti, aggiungerei, fissate come tessere in un mosaico…

 

‹‹scrittura deve emozionare. Le storie le abbiamo dentro e fuori di noi, il le raccolgo come frutti dell’albero. La forza principale de “Il mosaico del tempo grande” è proprio la struttura narrativa. Un libro strutturato proprio come un mosaico. Una struttura “ad incastro”, movimentata come un sottofondo teso – e spero avvincente -, quasi un “giallo”.››

 

Quali argomenti costituiscono il cuore del romanzo?

 

‹‹Prima di tutto il tempo grande, che non è solo moti i madh delle rapsodie, di Scanderbeg, ma è quello che ci resta dentro, che ci lascia delle tracce indelebili. Poi ci sono l’amore, il mistero, la ferita del distacco e i profughi di ogni tempo. Nel romanzo c’è anche un grande omaggio alla Calabria come terra di accoglienza.››

 

Come artista e scrittore conosciuto non solo in Italia, quale consiglio può dare ad un giovane che si accinge alla poesia o narrativa?

 

Intanto, scrivere solo se si sente l’urgenza, la necessità di farlo e non per cercare a priori facili successi. Inviare poi le proprie produzioni letterarie a più editori, anche calabresi. In Calabria ci sono editori di qualità.

 

Quando presenterà il romanzo nella regione?

 

Alla fine di febbraio in molte città della Calabria.

 

Francesco Sorgiovanni, Il Quotidiano, Domenica 5 febbraio 2006.