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Come è nata
l’idea di scrivere questo romanzo?
‹‹Il mosaico del tempo grande nasce dall’urgenza di narrare
le nostre origini. Il romanzo, più di quelli precedenti, va in
profondità nella storia della comunità arbereshe, senza
dimenticare il presente, la modernità. Riappropriarsi delle
radici e della storia anche per dare un messaggio ai giovani a
tenere solide le loro radici per affrontare le difficili sfide
in questo mondo sempre più multiculturali. Teatro della storia è
un paese ideale, in movimento, vivace, ricco di valori, il cui
nome è Hora, fondato dagli esuli albanesi arrivati in Calabria
tanti secoli fa. E io, per scrivere, ho bisogno della Calabria,
una Calabria aperta a mondi esterni, lontana dai luoghi comuni
che la soffocano e che io vorrei contribuire ad abbattere con le
mie storie.››
Quanto peso
hanno avuto gli eventi della sua vita nella stesura del libro?
‹‹Parto
sempre da spunti autobiografici per dare autenticità alla
storia. Come spunto iniziale però, perché poi la storia va da
sola, mi porta su terreni sconosciuti a me stesso.››
Uno dei temi
centrali del romanzo è l’amore…
‹‹Sì, l’epigrafe del libro ricorda che tutte le storie sono
storie d’amore, amore vissuto con gioia e sensualità e non come
sofferenza. L’amore è una delle molle fondamentali che fanno
scoccare le storie. Come quelle raccontate nel romanzo, tra un
giovane del posto e una bionda misteriosa, o tra un papàs e una
ragazza di Rossano, Eleonora, la “ bella rossanisa”. Esempio di
integrazione felice.››
I suoi libri
contengono tracce di lingue diverse. L’arberesh, il “germanese”,
parole ibride, ora il calabrese. Come vive questa dimensione
multilinguistica?
‹‹Di storia
in storia, reinvesto una mia lingua, stando attento a non
perdere la musicalità delle lingue che ho dentro. Questa lingua
per me rappresenta la chiave per riappropriarmi dei miei luoghi,
attraversati più o meno consapevolmente dal plurilinguismo e dal
multicuralismo. È una lingua ibrida, contaminata, dove le
singole parole sono il portato di valori importanti e affondano
nelle pagine come esche, per portare fuori delle storie.››
Storie
emozionanti, aggiungerei, fissate come tessere in un mosaico…
‹‹scrittura deve emozionare. Le storie le abbiamo dentro e
fuori di noi, il le raccolgo come frutti dell’albero. La forza
principale de “Il mosaico del tempo grande” è proprio la
struttura narrativa. Un libro strutturato proprio come un
mosaico. Una struttura “ad incastro”, movimentata come un
sottofondo teso – e spero avvincente -, quasi un “giallo”.››
Quali
argomenti costituiscono il cuore del romanzo?
‹‹Prima di
tutto il tempo grande, che non è solo moti i madh delle
rapsodie, di Scanderbeg, ma è quello che ci resta dentro, che ci
lascia delle tracce indelebili. Poi ci sono l’amore, il mistero,
la ferita del distacco e i profughi di ogni tempo. Nel romanzo
c’è anche un grande omaggio alla Calabria come terra di
accoglienza.››
Come artista
e scrittore conosciuto non solo in Italia, quale consiglio può
dare ad un giovane che si accinge alla poesia o narrativa?
Intanto, scrivere solo se si sente l’urgenza, la necessità
di farlo e non per cercare a priori facili successi. Inviare poi
le proprie produzioni letterarie a più editori, anche calabresi.
In Calabria ci sono editori di qualità.
Quando
presenterà il romanzo nella regione?
Alla fine di
febbraio in molte città della Calabria.
Francesco Sorgiovanni, Il
Quotidiano, Domenica 5 febbraio 2006.
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