Kodra l’anarchico, pittore senza maestri




‹‹È il primitivo di una nuova civiltà››: così Paul Eluard aveva definito ( Sull’Unità nel lontano 1946) Ibrahim Shaban Likmetaj Kodra, ma per tutti era solo Kodra, i
l pittore d’origine albanese morto il 6 febbraio nella sua abitazione di Milano. Kodra era nato in Albania, nel villaggio di Ishmi, il 22 aprile 1918 da una famiglia di religione islamica: il padre era capitano di marina e il giovane Ibrahim era stato educato alla corte dell’allora re Zogu.
L’Albania ( dove l’artista ha vol
uto essere sepolto) resterà un segno forte nella vita di Kodra. Anche se nell’autunno del 1938 Kodra sbarcherà in Italia con una borsa di studio per l’Accademia di Brera, stabilendosi a Milano, dove poi sarebbe rimasto tutta la vita. Qui avrebbe seguito i corsi di Aldo Carpi, Carlo Carrà, Francesco Messina. Nel dopoguerra partecipò ai movimenti artistici di Guernica (1945) e Linea ( 1947), sviluppando una pittura cubista. Nel 1948 a Roma, in occasione della Conferenza Internazionale della pace, avrebbe conosciuto Picasso, al quale continuò ad ispirarsi anche in seguito. I suoi amici d’arte si chiamavano Cassinari, Morlotti, Manzù, Marini, Migneco, Dova. Artista in qualche modo anarchico e molto prolifico, aveva affascinato persino Carlo Bo e le sue opere ( dalle sculture alle tele, dai totem agli uomini armati di mitra, dai pesci alle vedute di Positano, dove visse per lunghi periodi e di cui diventò cittadino onorario) sono oggi sparse in tutti i musei del mondo, dai Musei Vaticani alle collezioni private di Svizzera, Francia, Stati Uniti o Australia. La sua ultima retrospettiva risale al 2003, nella Galleria nazionale di Tirana.
Ma la vita di Kodra è stata anche una vita costellata di aneddoti che ne mettono in luce la sua umanità, la sua generosità, la sua ingenuità. Da quando nella Milano fascista era stato scelto, a nome di tutti i borsisti, per ringraziare Mussolini e lui, ignorante di italiano, aveva
Pronunciato un discorso in albanese fatto solo di numeri. A quando Kodra, nella trattoria delle mitiche sorelle Pirovini di Brera, aveva barattato il suo lunghis
simo conto con la promessa di convertirsi, lui musulmano, al cattolicesimo: cosa che sarebbe effettivamente successa negli ultimi anni della sua vita.

Stefano Bucci.
Dal Corriere della Sera, 7 febbraio 2006.