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Venerdì 23 giugno nell’Aula Magna
dell’Università della Calabria, si è tenuta la
presentazione del libro del prof. Matteo Mandalà,
docente di Lingua e Letteratura Albanese e profondo
conoscitore della storia culturale e sociale degli
Italo-Albanesi, soprattutto degli intellettuali che
operarono all’interno del Seminario Greco di Palermo,
quali Giorgio Guzzetta e il suo allievo Paolo Maria
Parrino.
Nella sua ultima opera, intitolata in maniera
efficace “Mundus vult decipi”, lo studioso prende in
esame la celebre opera di Pietro Pompilio Rodotà “Dell’origine,
progresso e stato presente del Rito Greco in Italia”
e soprattutto il III volume pubblicato a Roma nel 1763, dove lo
scrittore arbëresh fa una disamina della storia degli Italo -
albanesi, esponendo le fonti storiche relative alle fondazioni
arbëreshe, con particolare attenzione all’insediamento dei
profughi greco – albanesi che nel 1534 abbandonarono la città di
Corone, caduta in mano turca e si ripararono nei casali albanesi
precedentemente fondati.
I nuovi arrivati, secondo la consolidata vulgata
storiografica, furono accolti con grandi onori dall’imperatore
Carlo V e ricevettero dallo stesso onorificenze e privilegi tali
da costituire ben presto una casta aristocratica.
A questa proposito, l’analisi serrata del prof.
Mandalà dimostra in maniera inequivocabile l’infondatezza
storica di questa tradizione, che ha generato la pretesa di
alcune famiglie albanesi di attribuirsi origini nobiliari e
mirabolanti imprese militari. Ad una di queste famiglie
apparteneva appunto il bibliotecario vaticano Rodotà.
Questa tradizione storiografica si è ben presto
imposta nella maggior parte degli studiosi arbëreshë, eccetto
alcune coraggiose voci dissonanti, e ha di fatto pietrificato il
progresso degli studi storici albanesi.
Un libro sicuramente degno di essere letto, che
contribuirà a risanare la vita culturale arbëreshe, dandole
nuovi stimoli e novella gioia nell’affrontare la ricerca
scientifica.
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